Leonardo Benevolo, intellettuale diverso

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L’autore è professore associato di urbanistica all’Università IUAV di Venezia

 

E’ difficile riassumere le molteplici attività in campo politico-culturale, dell’insegnamento, dell’editoria e della professione svolte da Leonardo Benevolo che si è spento alcuni giorni fa all’età di 93 anni. Architetto e urbanista, storico e teorico dell’architettura, così come della città e del territorio, ma sempre un cattolico sociale, vicino alla sinistra DC che aveva a Brescia un punto di forza molto rilevante e di raccordo fra élite culturali e borghesi, impegno politico e gruppi economici.

Il carattere poliedrico di Benevolo trova conferma nei molti fronti aperti del suo impegno: dal mestiere di architetto all’impegno in campo urbanistico (impegno concreto attraverso la redazione di importanti piani di molte città italiane), all’impegno politico nella forma della militanza diretta entro associazioni come la Lega Democratica, all’attività culturale esercitata nelle forme più varie di divulgazione dei temi relativi alla città e alla sua trasformazione. Luigi Bazoli, fratello del banchiere Giovanni, assessore all’Urbanistica del comune di Brescia, coinvolse Benevolo in molte attività negli anni Settanta. In Italia svolse attività professionale spesso in accoppiata con Pierluigi Cervellati, urbanista e docente universitario del PCI (già assessore a Bologna), e fu chiamato a Palermo dal sindaco Leoluca Orlando come consulente sulle questioni del centro storico all’avvio, nei primi anni Novanta, di quella stagione politica che fu chiamata “Primavera di Palermo”. Fondamentale e molto prolungato nel tempo il suo contributo al dibattito sulle questioni urbanistiche di Venezia.

Dal punto di vista accademico, si era laureato in Architettura nel 1946 e qui avvia la sua carriera accademica come docente di storia dell’architettura con grande attenzione agli aspetti professionali, culturali e perfino sociali di quella disciplina in forte evoluzione, e inizia a pubblicare testi di carattere storico, critico e didattico. Si deve a Benevolo la produzione più estesa e completa di contributi sulla storia della città europea e sull’evoluzione della forma urbana. Alla fine degli anni Sessanta dedica molti scritti alle questioni della riforma universitaria negli anni delle contestazioni studentesche.

Sono frutto delle lezioni e delle attività accademiche di ricerca condotte negli anni Sessanta a Roma alcuni dei suoi testi più significativi che fanno di Benevolo uno degli autori italiani nel campo dell’architettura più noti e tradotti a livello internazionale nonostante fosse considerato per moltissimi anni da alcuni gruppi intellettuali, nonché da molti docenti universitari di facoltà di architettura italiane, persona da ostracizzare, politically uncorrect. In questo quadro non giovarono le pesanti critiche (“testo diseducativo”) mosse da Benevolo al libro di storia dell’arte di Giulio Carlo Argan, destinato ai licei italiani.

Preso dallo sconforto per il clima che sentiva nei suoi confronti si dimise dall’insegnamento universitario istituzionalizzato negli anni Settanta, come forma di protesta nei confronti delle modalità di apprendimento e come forma di resa nei confronti dei movimenti che porteranno ai moti del 1977.

Leonardo Benevolo ha però continuato a produrre opere di grande successo (edite da Laterza) e molto diffuse fra gli studenti caratterizzate da essenzialità e facile comprensione. La diffusione delle opere di Benevolo è il segno della capacità di questi contributi, in special modo sull’evoluzione della città europea, di rendersi comprensibili nei contesti culturali più diversi. Gli scritti degli ultimi anni, sempre lucidi, si sono soffermati sulla crisi profonda dell’urbanistica e degli urbanisti italiani.

 

Francesco Gastaldi

(Professore associato di urbanistica, Università IUAV Venezia)

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