Dopo la vittoria del No occorre una seria riflessione

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Comunicato di Argomenti 2000

Il voto referendario ha avuto un esito inaspettatamente chiaro nel bocciare la riforma costituzionale ed un esito ancor più rilevante sul piano politico a motivo di un sussulto di partecipazione da parte dei cittadini. Due esiti che impongono una considerazione attenta e politica del risultato a cominciare dal fatto che quasi il 60% degli elettori si è sentito chiamato in causa da una consultazione che aveva per oggetto una riforma della Costituzione. Un elemento che indica la presenza di un senso di identità costituzionale che è una preziosa base civica, in particolare se si considera la dinamica del voto fra gli elettori più giovani. L’esito del referendum inoltre sancisce la sconfitta di un metodo di gestire le proposte di riforma della Carta discutibile, che procede ragionando sul solo perimetro della maggioranza parlamentare e non di quella maggioranza costituzionale prevista dall’articolo 138 che è garanzia del patto democratico e repubblicano che, come mostra il voto, ha un largo consenso nel paese. È un segnale positivo da parte di un corpo elettorale che rigetta un approccio unilaterale sulla Costituzione e chiede che le riforme, che servono e sono un’esigenza reale (ivi compresa quella della giustizia ), siano qualcosa di cui si fa carico l’intera classe dirigente e non solo la maggioranza parlamentare o il governo pro tempore. Questo passaggio politico impone una riflessione al governo e alla maggioranza, ma anche al centro-sinistra, che ha ora di fronte l’ultimo anno di legislatura da spendere per costruire una proposta politica adeguata. La corsa alla scelta del candidato alla guida della coalizione che è già iniziata rischia di riprodurre una dinamica pericolosa: quella della ricerca di una figura forte a scapito della tessitura di una proposta politica radicata nel paese, costruita nella fatica di un dialogo che edifica il consenso. Serve pensare ad una piattaforma che metta in condizione, in caso di vittoria elettorale, di governare affrontando i nodi profondi del nostro paese e cercando di risolverli. Occorre guardare non solo al semplice successo elettorale ma alla definizione di una cultura di governo in modo da non corre il rischio, già troppe volte sperimentato, di deludere aspettative di cambiamenti impossibili o che non si ha la forza di perseguire. Il voto di domenica e lunedi ha mostrato un’Italia che tiene ancora alla sua vita politica e istituzionale e che però chiede alla classe dirigente di assumersi fino in fondo la pratica di un autentico metodo democratico per affrontare le scelte importanti per il futuro.

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