Dilemma Senato

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Siamo alle conclusioni sulla riforma del Senato, ma non credo che gli italiani, almeno quelli che non vanno oltre la  lettura di qualche quotidiano, fossero anche due o tre al giorno, abbiano capito cosa è giusto.

E’ certamente il mio caso, non più aggiornata sui documenti parlamentari.

Tutto il dibattito che sentiamo è concentrato sulla elezione diretta dei membri, identificata da alcuni come condizione della democrazia. No, il problema non è questo: la stessa Costituzione non lo prevede, come del resto accade in Germania, il paese che in questo ci è di esempio.

La domanda è sugli obiettivi della riforma. Il primo è, ed è pienamente soddisfatto, la fine del bipolarismo perfetto, e in particolare l’accreditamento parlamentare del governo.

Ma ci dovrebbe essere un secondo obiettivo, che non mi pare sufficientemente garantito in passato e su cui non ho sentito commenti: garantire un rapporto corretto fra autonomie regionali e  coordinamento nazionale.

E la domanda inevasa qui è: siamo sicuri che un’elezione dei senatori, nel contesto di oggi, da parte dei consiglieri regionali non li renda troppo ricattabili dagli stessi, per una difesa delle autonomie che vada oltre il dato costituzionale? La presenza di maggioranze regionali indipendentiste o fortemente condizionate dalla mafia  dovrebbe consigliare prudenza.

Un voto popolare espresso insieme a quello sui consiglieri regionali,  ma su liste proprie per i senatori, e liste anche non di partito, non sarebbe preferibile? Almeno le colpe sarebbero semmai dei cittadini, non interne alla classe politica.

E quali ne sarebbero i limiti? A questa  domanda non ho finora trovato risposta  alcuna.  Mi piacerebbe avere una risposta, dai più informati di me.

 

Paola  Gaiotti de Biase

 

One Comment

  1. Anche io, come te, penso che la questione cruciale non sia tanto quella della elezione diretta, anziché di secondo grado dei senatori. Una volta che si è optato per un Senato di raccordo con le autonomie territoriali.
    Semmai – è la tesi di Onida, Manzella e altri – si sarebbe dovuto conformarsi con più coerenza al modello Bundesrat, espressione degli esecutivi/giunte regionali. Il dl Boschi è invece una pasticciata via di mezzo (che ci fanno 21 sindaci? come si può dare vita a un Senato delle autonomie territoriali senza che vi figurino i presidenti delle Regioni?).
    Se capisco bene, tu proponi una mediazione sul tipo di quella avanzata da Zanda per venire a capo del conflitto interno al PD, proposta in verità già respinta dalla minoranza PD e dalle opposizioni, attestate entrambe sull’elezione diretta. Ripeto: per me è più un pasticcio che non una minaccia per la democrazia (anche se resta il problema del cosiddetto combinato disposto dl Boschi-Italicum ipermaggioritario).
    La verità è che ormai trattasi di un braccio di ferro tutto politico, nel quale il merito, ahimè, sfuma sullo sfondo. Il che certo non rassicura, trattandosi di Costituzione…
    Un abbraccio.
    Franco Monaco

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