La ricerca di un ordine giusto in un contesto globale

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Premessa

Nel momento attuale si affaccia una nuova era da affrontare con un profondo rinnovamento del pensiero e dei comportamenti nella sfera dell’azione pubblica.

Le possibilità di comunicazione e di circolazione delle informazioni consentono modalità nuove di relazione e di scambio di idee e conoscenze senza limitazioni di confini geografici.

Lo sviluppo tecnologico si è affermato in maniera imponente e offre inedite opportunità in favore delle popolazioni.

In un simile scenario permangono e paradossalmente si aggravano enormi divari e squilibri nella distribuzione delle risorse nei singoli paesi e tra le diverse aree del pianeta.

Si allargano inoltre le aree caratterizzate da gravissimi conflitti, dalla privazione di condizioni di vita dignitose e dalla negazione dei diritti umani fondamentali.

Si pensi, solo per un richiamo esemplificativo, alle situazioni di crisi in paesi come la Siria e lo Yemen e alle devastazioni ambientali in un’area come quella del lago Ciad .

Le potenzialità di crescita della coesione e di condivisione delle opportunità tra le persone a livello globale vengono frenate dalla persistenza di vecchi schemi mentali e di vecchie categorie connessi essenzialmente all’organizzazione della sfera pubblica e all’esercizio del potere pubblico.

Diventa quindi essenziale aprire nuovi sentieri per liberare le energie e le risorse di pensiero positivo presenti oggi ovunque nel mondo nella pluralità di culture e contesti sociali.

Occorre promuovere un processo di cambiamento in grado di dilatarsi e di espandersi in maniera reticolare nei territori e nel contesto globale fino a determinare un mutamento profondo e complessivo delle condizioni della convivenza civile.

Il mutamento al quale aspirare non si svilupperà prevalentemente lungo l’asse di contrasti e contrapposizioni, pur talora in parte inevitabili per una esigenza di affermazione di principi irrinunciabili di rispetto per l’uomo di fronte agli abusi del potere pubblico, ma si espanderà invece soprattutto con un esercizio nuovo e responsabile degli spazi di libertà e delle inedite opportunità di scambio e comunicazione.

Il superamento oggi necessario degli schemi del passato deve innanzitutto avvenire all’interno della sfera mentale del singolo individuo e dei gruppi sociali per determinare effettivi e durevoli cambiamenti nella  sfera pubblica.

 

Gli ambiti e i livelli di governo, dalle istituzioni locali alle istituzioni globali

La considerazione della rilevanza centrale di un’azione civica rinnovata e responsabile generatrice di un autentico mutamento sociale deve tenere conto delle necessarie interazioni con i sistemi istituzionali e deve riconoscerne il ruolo connesso all’esercizio legittimo delle responsabilità di governo della vita pubblica.

I sistemi istituzionali nella fase storica attuale sono peraltro caratterizzati da un quadro elevato di complessità derivante dalla compresenza di una pluralità di livelli tra loro interdipendenti e con diversi compiti e missioni.

Si stratificano quindi un livello di governo locale, un livello di governo statale, una aggregazione degli stati a livello continentale, per noi l’Unione Europea, fino a giungere alle organizzazioni globali, dalle Nazioni Unite alla galassia di agenzie specializzate operanti in ambito internazionale.

Per tradizione nell’esercizio del potere pubblico una rilevanza centrale viene riconosciuta all’ambito statuale e al livello del governo locale dotati di una forte legittimazione derivante dal contatto diretto e ravvicinato con la popolazione.

Nel contesto storico attuale occorre però promuovere e riconoscere una rilevanza nuova delle organizzazioni continentali e globali quali ambiti di sviluppo delle relazioni tra i popoli e di convergenza verso il perseguimento di obiettivi comuni all’intera umanità.

Nell’esercizio del potere a livello locale e statuale rischia oggi di  mescolarsi una legittimazione dal basso del potere pubblico con il legame a egoismi affermati all’interno di rigidi confini territoriali privi di riferimento con gli obiettivi comuni all’insieme delle popolazioni nel mondo.

Occorre quindi affermare nuove positive interazioni tra i livelli istituzionali di governo con una centralità da riconoscere agli ambiti continentali e al contesto delle istituzioni globali.

La rilevanza delle istituzioni globali potrà maturare con la crescita di una vera e propria comunità civile trans-nazionale in grado di riconoscersi in obiettivi e principi comuni e in grado inoltre di generare un humus culturale capace di riconoscere e affermare una comunità di destino di analogo spessore a quello che tradizionalmente accompagna l’identità di singole comunità in contesti territoriali locali e nazionali.

 

Il ruolo, le funzioni e la legittimazione degli Stati: l’ambito della sfera politica nei contesti nazionali

Nei sistemi istituzionali il livello statuale mantiene una rilevanza peculiare.

L’organizzazione statale si è ormai affermata anche in paesi come quelli africani che la hanno ereditata da regimi coloniali prevaricatori ed estranei alle culture e alle tradizioni dei popoli del continente.

Di fatto nella fase storica attuale la dimensione statale è entrata a far parte dell’identità dei popoli anche laddove rimane una forte incapacità di vera e autentica rappresentanza, fondata su solidi modelli democratici, da parte dei governi.

In questo scenario il contesto delle relazioni internazionali deve mostrarsi sempre più capace di orientare i comportamenti degli Stati e di vincolarli al rispetto di regole comuni.

Una funzione minima essenziale riconducibile alla sfera di responsabilità dell’organizzazione statale è la garanzia della “pace interna” e cioè di un esercizio legittimo dell’autorità in grado di promuovere positive relazioni civili e sociali senza prevaricazioni e abusi nell’ambito dei rapporti tra privati.

All’ambito nazionale e alla sfera di intervento statuale può inoltre ricondursi la formazione di uno spazio idoneo a contenere lo sviluppo di un dibattito pubblico e di una competizione di carattere politico in un contesto democratico.

L’organizzazione statale rappresenta infine uno snodo essenziale nel sistema delle relazioni internazionali in un quadro di condivisione, in un contesto globale, di obiettivi e impegni comuni attinenti a obiettivi quali la promozione dei processi di pacificazione, di rispetto dei diritti umani, di tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, di garanzia di rapporti economici equi  e solidali.

Il riconoscimento del ruolo dello stato e degli stati nella fase storica attuale trova una sua ragione sulla base di alcuni essenziali principi che conducono al superamento dei modelli statuali del passato:

  • Il consolidamento di effettivi principi costituzionali in grado di riconoscere il primato e l’anteriorità della persona e delle formazioni sociali rispetto a ogni forma organizzata di potere pubblico. All’interno di uno stato costituzionale si sviluppa un equilibrato nuovo rapporto tra autorità e libertà con precisi livelli di garanzia dei diritti inviolabili della persona e con un adeguato riconoscimento del pluralismo dei corpi sociali;
  • Il superamento del concetto di “sovranità”, sul quale si è fondata l’affermazione del modello statale nell’area continentale europea. Il concetto di “sovranità”, connesso all’esercizio esclusivo di un potere pubblico su una popolazione culturalmente e tradizionalmente omogenea e in un contesto territoriale definito da precisi confini, ha modellato in passato l’esercizio del potere pubblico da parte di un “principe” dotato di autorità proveniente dall’alto così come da parte di un parlamento democraticamente legittimato all’interno di uno stato-nazione;
  • Come conseguenza del superamento del concetto di “sovranità” lo stato è chiamato a vivere in un contesto di relazioni internazionali ed è chiamato a riconoscere, all’interno dei propri confini, il ruolo delle organizzazioni agenti su scala globale.

 

La prospettiva comune europea

Il processo di costruzione dell’Unione Europea ha rappresentato un modello di integrazione politica tra gli Stati che ha visto una evoluzione nell’intero corso storico del dopoguerra sul duplice versante dell’ampliamento delle competenze coinvolgenti il livello di governo sovranazionale e dell’espansione geografica dal primo nucleo dei paesi aderenti fino ai 28 paesi attuali.

La vicenda della Brexit con la prospettiva di indebolimento del modello europeo per la fuoriuscita della Gran Bretagna si inserisce in un contesto di crisi dei processi di aggregazione con l’emergenza di ventate populiste e di egoismi nazionali nello scenario internazionale.

Peraltro in Gran Bretagna il dibattito sul tema dell’appartenenza all’Unione Europea appare ancora aperto e il processo decisionale referendario sfociato nella c.d. Brexit ha sollevato interrogativi profondi sulle condizioni necessarie a un corretto esercizio di un percorso deliberativo democratico e sulle possibili negative derive connesse alla disinformazione e alla diffusione di  paure irrazionali e xenofobe tra la popolazione.

Per testimoniare il valore dell’appartenenza all’Europa il 23 Marzo 2019 un milione di persone appartenenti a tutte le classi sociali si sono riunite in una manifestazione a Londra.

Un simile significato di testimonianza della maturazione di un coscienza civile aperta alla promozione di modelli positivi di convivenza e di integrazione sociale e culturale può riconoscersi nella manifestazione antirazzista svoltasi nel nostro contesto nazionale il 2 Marzo 2019 a Milano che ha riunito 250.000 persone.

Ma la sfida alla quale l’Europa è chiamata oggi a far fronte è soprattutto da cogliere nell’obiettivo del superamento delle condizioni di forte debolezza delle politiche comuni sull’asilo, evidenziate negli ultimi anni di fronte ai flussi migratori  generati da situazioni di crisi alle proprie porte tra le quali occorre ricordare quella siriana per la sua dimensione peculiare riconosciuta nel contesto globale.

Tale debolezza, che ha incrinato l’intero modello di governo europeo, si è in particolare evidenziata nell’accordo UE-Turchia del 18 Marzo 2016 finalizzato essenzialmente a trasferire l’impegno nella conduzione dei processi di accoglienza al di fuori dei  confini dell’Europa.

Alla debolezza del ruolo dell’Unione Europa nel governo dei processi di accoglienza si accompagna una condizione di debolezza nell’azione tesa a favorire il superamento delle situazioni di crisi e di conflitto  all’origine dei flussi migratori attraverso l’affermazione, in ambito internazionale, dei principi di libertà e di democrazia e attraverso l’espansione nel mondo del riconoscimento dei diritti fondamentali della persona.

Una nuova prospettiva per l’Europa potrebbe fondarsi su una strategia forte e consapevole in grado di affiancare l’utilizzo degli strumenti normativi e delle risorse finanziare con adeguati meccanismi di promozione e monitoraggio di politiche e indirizzi condivisi a livello europeo.

In un simile scenario dovrebbe trovare adeguata implementazione l’insieme delle “politiche di coesione” tese a promuovere politiche comuni al livello europeo tra loro integrate, connesse e interdipendenti.

In tale prospettiva le politiche sociali, dell’asilo, dell’istruzione, dello sviluppo economico, urbano e tecnologico potrebbero quindi venire inserite all’interno di una prospettiva unica e inscindibile di crescita complessiva civile e culturale dell’Europa nel più ampio contesto globale.

 

Il valore e i limiti della democrazia

L’affermazione di un nuovo ordine internazionale sviluppato in quadro di positive relazioni tra gli Stati presuppone una adeguata legittimazione dei poteri statali.

Un presupposto essenziale della legittimazione del potere statale è rappresentato dall’affermazione del principio di democrazia che appare in espansione nella fase attuale nel mondo.

Occorre però evitare che l’affermazione delle democrazie nel mondo si accompagni alla crescita di egoismi su base nazionale (v. l’insorgere dei movimenti c.d. “populisti”)  produttivi di disordine sullo scenario internazionale.

Nello scenario globale l’affermazione della democrazia nei singoli paesi deve quindi accompagnarsi alla crescita  della legittimazione delle organizzazioni internazionali in grado, come si è detto, di indicare obiettivi comuni compatibili con uno sviluppo dell’ intero pianeta.

L’affermazione effettiva del principio di democrazia nei singoli paesi richiede inoltre la sussistenza di necessarie garanzie sotto il profilo procedurale nelle fasi dell’esercizio del voto e di indispensabili condizioni di esercizio di un dibattito pubblico libero. L’effettiva affermazione dei diritti di democrazia deve infine accompagnarsi alla garanzia di un diritto all’istruzione riconosciuto universalmente nel mondo quale essenziale presupposto per un’espressione di scelte libere e consapevoli da parte della persona nella propria vita personale e nella partecipazione alle deliberazioni collettive.

Nella fase storica attuale l’acquisizione di un adeguato livello di democrazia rappresenta l’aspirazione di molti popoli e richiede un forte sostegno da parte della comunità internazionale nelle sue componenti istituzionali e civili.

Nei principi della democrazia occorre riconoscere il fondamento di una società libera in grado di orientare la propria crescita all’interno di spazi garantiti di autonomia riconosciuti alla singola persona e alle comunità e formazioni sociali.

L’ordine democratico presuppone e garantisce uno spazio di competizione politica pacifica e presuppone e garantisce al tempo stesso uno spazio di libertà e autonomia per  i cittadini.

La forza della democrazia si esprime peraltro essenzialmente nella sua capacità di limitare gli abusi del potere pubblico e di garantire l’esercizio dei diritti di libertà.

Occorre invece maturare una adeguata consapevolezza dei limiti del processo democratico e dell’azione delle pubbliche istituzioni democraticamente legittimate nella sfera del perseguimento di modelli evoluti di convivenza in grado di rispondere a sfide complesse caratterizzanti il periodo storico attuale, come ad esempio a quella dei mutamenti demografici connessi al fenomeno delle migrazioni.

 

L’autonomia e la responsabilità della società civile, il primato della persona e delle formazioni sociali: ambiti e limiti dell’azione statale

La garanzia delle condizioni di una pacifica convivenza civile all’interno di un territorio rimane demandata all’azione del sistema statuale munito di una legittimazione derivante dal processo politico e alle determinazioni assunte nel contesto del gioco democratico.  Su un altro versante la costruzione della convivenza civile è collegata all’azione di una pluralità di organismi sociali agenti in una sfera di libertà e autonomia garantita.

Occorre quindi distinguere gli ambiti e le sfere di pertinenza del sistema istituzionale da quelli da riservare all’autonomia degli organismi sociali ed economici.

Lo spazio minimo ed essenziale della funzione statale è stato richiamato sopra con riferimento alle esigenze connesse al mantenimento della pace interna e alla conservazione delle condizioni di una civile ordinata convivenza.

Nel contesto di uno Stato evoluto, alle funzioni minime se ne aggiungono altre connesse alla garanzia di un welfare a disposizione della generalità dei cittadini a prescindere dalle condizioni di censo. All’interno del sistema di welfare possono venire garantiti a tutti i cittadini alcuni servizi essenziali di carattere sociale e sanitario indispensabili per la conduzione di una vita libera e dignitosa.

La sfera dell’azione pubblica può spingersi fino a garantire una adeguata condizione reddituale e lavorativa ai membri della popolazione mediante interventi di carattere redistributivo.

Un forte intervento pubblico nella direzione indicata di riequilibrio delle dinamiche spontanee del sistema economico si rende oggi particolarmente necessario in considerazione dell’attuale scenario di sviluppo tecnologico tale da determinare un contenimento del fattore del lavoro umano nel processo produttivo.

Gli effetti determinati dal progresso tecnologico possono quindi venire governati da un sistema pubblico in grado di garantire una sfera di reddito e lavoro alla popolazione, con adeguate strategie di intervento su versanti quali la revisione dei sistemi pensionistici con la riduzione della vita lavorativa e lo sviluppo di opportunità di lavoro con mirati ed efficaci investimenti pubblici in grado di promuovere contemporaneamente l’occupazione, la crescita economica e il welfare.

In questa fase appaiono sempre più ricorrenti i richiami al pensiero keinesiano quale fonte di ispirazione nel campo economico in una prospettiva di riconoscimento di un ruolo pubblico in grado  di favorire la crescita economica e dell’occupazione in un quadro di compatibilità con regole e condizioni di una economia libera di mercato.

Accanto a una prospettiva di evoluzione delle funzioni statuali occorre però riconoscere l’esigenza di un forte sviluppo e di una crescita di ambiti di intervento riconosciuti alla comunità civile in uno spazio di autonomia e di libertà effettive garantite da ogni ingerenza del potere pubblico.

Nella costruzione dal basso di una “polis” locale e globale occorre riconoscere il ruolo di un “terzo settore” indipendente dalle pubbliche istituzioni e con profonde radici nella società civile e in quei “mondi vitali” richiamati dal pensiero del grande sociologo Achille Ardigò.

Nelle parole di Achille Ardigò riprese dal saggio Toniolo: il primato della riforma sociale, risalente al 1979 e dedicato a un intellettuale animatore sociale vissuto nel diciannovesimo secolo, “la ricomposizione e trasformazione più solidale della vita collettiva, e delle norme di vita associata richiedono ….innanzitutto spontanee iniziative di persone che cercano se stesse negli altri, a partire dal mondo vitale, da quello in cui si nasce e ci si apre alla intersoggettività, piena, sola datrice di senso della vita”.

Al processo politico e al gioco democratico occorre connettere, non in termini di contrapposizione ma di distinzione di ambiti, dei processi che potremmo definire di “democrazia diretta” fondati su una “cittadinanza attiva” e consapevole caratterizzante l’azione di singoli e gruppi sociali quali minoranze “calde” in grado di rappresentare un lievito generatore di una evoluzione e di una crescita dell’intero corpo sociale.

In tale ambito di azione libera e spontanea di singoli e gruppi sociali possono trovare una loro possibilità di soluzione le problematiche di maggiore complessità caratterizzanti la fase storica attuale come quelle connesse al processo di costruzione di un modello nuovo di convivenza plurale, quale effetto dei processi migratori, fondato su una pacifica convivenza nell’ambito di  uno stesso territorio di persone e comunità di diversa lingua, cultura e provenienza.

Secondo le parole di Zygmun Bauman “a tutti noi europei tocca in sorte di vivere in un’era di diasporizzazione crescente e probabilmente inarrestabile, che promette in prospettiva di trasformare tutte le regioni dell’Europa in ‘gruppi di popolazioni miste’” (v. libro di Zygmun Bauman Oltre le nazioni – l’Europa tra sovranità e solidarietà).

 

Un nuovo rapporto tra fede e politica in un mondo in cambiamento

Una prospettiva di affermazione di una nuova “etica pubblica” nella vita civile può trovare una sua    espansione nella sfera di una dimensione religiosa non ridotta alla pratica del rito e del culto ma vissuta invece in contesti comunitari vivi e autentici.

La fede e le fedi, la chiesa e le chiese sono chiamate oggi a una presenza nuova nella sfera della vita pubblica e alla promozione di un legame e di una coerenza tra la sfera delle convinzioni intime della persona e la sfera dei comportamenti esteriori.

Occorre quindi perseguire la ricomposizione dell’unità della persona con il superamento della scissione e della separazione tra una sfera religiosa ridotta a una dimensione rituale vuota e disincarnata e la sfera dell’azione e del comportamento nello spazio pubblico.

I luoghi di culto e i momenti del culto sono chiamati oggi a un rinnovamento profondo.

E’ necessaria quindi una trasformazione della sfera della dimensione religiosa senza schemi rigidi e imposizioni dottrinali e in termini invece di lievitazione e maturazione di una nuova visione.

Una nuova visione culturale potrà infatti connettere la sfera religiosa a una dimensione comunitaria autentica e alla condivisione di esperienze di vita e di concreti impegni di fronte all’appello di una umanità lacerata da condizioni di privazione delle condizioni minime di una vita libera e dignitosa.

La religione e le religioni sono chiamate quindi a una presenza nuova nella vita della “polis” urbana e globale. L’umanità “lacerata” e “disprezzata” deve vedere  dentro lo spazio religioso una possibilità di sostegno e aiuto ma anche una possibilità di sviluppo di positive relazioni in una dimensione comunitaria  in grado di offrire condizioni positive di crescita e di riscatto.

La religione in tal modo può entrare nello spazio pubblico e animarlo nel rispetto di una vocazione vissuta in termini di autenticità e come espressione di libertà.

 

La crescita di una nuova società civile nel contesto globale per la promozione dei processi di pacificazione e per il riconoscimento dei diritti universali della persona

Uno degli aspetti caratterizzanti la nostra epoca è rappresentato dalla presenza diffusa nel contesto globale di società civili attive e consapevoli anche in paesi dominati da governi e poteri politici orientati alla negazione dei principi elementari di civiltà.

Un altro aspetto caratterizzante la nostra epoca è dato dalla esplosione delle possibilità di scambio, di comunicazione e di circolazione delle informazioni.

La possibilità di comunicazione può favorire la crescita di movimenti trans-nazionali e di una cittadinanza globale con una identità civica sganciata dai confini nazionali e in grado di riconoscersi nell’appello all’“I Care” (mi interessa, mi sta a cuore) richiamato dall’insegnamento di Don Milani.

L’“I Care” deve oggi riferirsi all’interesse per ogni violazione dei diritti umani e per ogni condizione di privazione dei diritti alla conduzione di una vita libera e dignitosa per i singoli e le comunità ovunque si verifichi nel mondo.

Ricordiamo di seguito alcune esemplificazioni della rilevanza acquisita dalle espressioni della società civile nel mondo.

  1. Il 17 Marzo 2019 ha avuto inizio la mobilitazione di un movimento giovanile e studentesco internazionale, riconosciuto sotto la denominazione “Fridays for Future”, unitosi intorno a obiettivi di salvaguardia degli equilibri dell’ambiente contro i rischi connessi alla crescita del riscaldamento globale.
  2. Organizzazioni come Amnesty International e Medici Senza Frontiere forniscono l’esempio di un terzo settore presente a livello mondiale con una operatività paragonabile a quello delle organizzazioni internazionali intergovernative. Le citate organizzazioni hanno canali di finanziamento dal basso in grado di garantire una indipendenza dai poteri pubblici.
  3. Nell’isola di Lesbo nella fase dell’afflusso straordinario di richiedenti asilo verificatosi negli anni 2015-2016 sono giunte circa duemilacinquecento persone provenienti da ogni parte, Australia, Asia e Americhe comprese (informazione ripresa dal libro L’isola dei giusti-Lesbo crocevia dell’umanità).
  4. Il flusso di richiedenti asilo nel Mediterraneo ha generato l’operatività di una pluralità di organizzazioni no-profit di diversa provenienza impegnate nel soccorso in mare (tra le tante citiamo Sea Watch, Jugend Rettet, Open Arms).
  5. In continuità con i movimenti della “Primavera Araba”, avviati in Tunisia nel dicembre 2010, in diversi paesi come il Burkina Faso nel 2014, il Gambia tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, il Sudan nel 2019, e in altri paesi ancora, si sono verificate delle mobilitazioni pacifiche e non violente della popolazione in grado di promuovere, senza spargimenti di sangue, dei mutamenti politici in contesti caratterizzati dalla presenza di regimi dispotici al potere da decenni. Il sangue versato in questi contesti testimonia il sacrificio di giovani inermi insorti che hanno affrontato la reazione cruenta di regimi agonizzanti.
  6. I mutamenti avvenuti nel contesto della prima fase della Primavera Araba e negli anni successivi hanno segnato un momento irreversibile di cambiamento nel rapporto tra società civile e potere pubblico anche laddove nuovi regimi dispotici hanno ripreso il sopravvento, come in Egitto, o laddove una vera trasformazione profonda del sistema politico è ancora un obiettivo da raggiungere.

 

Nello stesso tempo permangono nel mondo ampie aree di sottosviluppo, vaste zone di crisi e di conflitto e contesti nei quali si riscontra una negazione dei diritti fondamentali della persona con una debole e insufficiente capacità di intervento della comunità e delle istituzioni internazionali.

Tra i contesti di crisi ricordiamo la Siria al centro di un gravissimo conflitto interno originato dalla repressione da parte del regime al potere, con il sostegno militare di potenze come la Russia, di un pacifico movimento di protesta nato nel contesto della primavera araba.

Rimane l’appello profetico e inascoltato di padre Dall’Oglio contenuto nella lettera a Kofi Annan del 23 Maggio 2012 nella quale si chiedeva l’arrivo in Siria di tremila, e non trecento, caschi blu dell’ONU in grado di garantire il rispetto del cassate il fuoco e la protezione della popolazione civile e l’arrivo inoltre in Siria di trentamila “accompagnatori” non violenti della società civile globale per aiutare sul terreno l’avvio capillare della vita democratica.

Nelle parole di padre Dall’Oglio si delinea in maniera lucida la prospettiva di un possibile e necessario nuovo ruolo delle Nazioni Unite “nel percorso dell’esercizio della responsabilità internazionale nella soluzione dei conflitti locali”. Nelle parole di padre Dall’Oglio si indica inoltre la prospettiva della maturazione di una “società civile globale” quale soggetto collettivo chiamato a  incidere in contesti come quello siriano di elevatissima complessità.

La prospettiva indicata da padre dall’Oglio rimane ferma e attuale di fronte al silenzio della comunità internazionale e al tragico rovesciamento di piani che ha caratterizzato la visione degli stati e delle organizzazioni internazionali laddove in un contesto di gravissima crisi come quello siriano si è imputato al movimento definito “irregolare” di “rifugiati” la rottura dei principi e delle regole e non si è colta invece nel crollo e nelle contraddizioni interne all’ ordinamento giuridico internazionale la ragione dell’esplosione di un conflitto che ha determinano una strage di civili e la fuga dal loro ambiente di vita di milioni di persone.

Nella crisi dell’ordine giuridico internazionale il mancato riconoscimento dei diritti dei richiedenti asilo a una accoglienza dignitosa in paesi ospitanti si affianca al mancato riconoscimento della legittima aspettativa al rientro in condizioni di libertà e dignità nel proprio paese per partecipare alla ricostruzione delle condizioni di una ordinaria vita civile democratica previa rimozione delle “cause” che ne hanno determinato la fuga.

Dalla vicenda siriana emergono importanti elementi di novità sul piano delle modalità di comunicazione in grado di dilatare le opportunità di conoscenza su scala globale delle ragioni e delle dinamiche di un gravissimo conflitto. La dilatazione delle opportunità di conoscenza, valorizzata in maniera adeguata, potrebbe rappresentare il presupposto per l’assunzione di decisioni consapevoli da parte degli Stati e delle organizzazioni internazionali e per la crescita di un coinvolgimento solidale delle società civili nel mondo a difesa dei principi di libertà e democrazia.

Dal contesto siriano emerge un “racconto dal basso” della storia, di inestimabile valore e alla portata di tutti, con una diffusa rappresentazione nei canali telematici come you tube, nella letteratura e nella documentazione cinematografica. Riportiamo di seguito alcuni esempi assolutamente non esaustivi della ricchezza del materiale e delle fonti di conoscenza a disposizione di tutti:

  • Digitando su you tube le parole “Ghiyath Matar” si reperiscono brevi video in memoria di un giovane attivista di 26 anni impegnato nella rivolta siriana contro il regime di Assad rapito dalle forze di sicurezza del regime di Assad il 6 Settembre 2011, torturato e ucciso. Ghiyath Matar, soprannominato “Little Gandhi” rimane come un simbolo della rivolta inizialmente esclusivamente pacifica e non violenta del popolo siriano. Nei video su you tube possiamo trovare brevi video in ricordo di questa splendida figura, possiamo ascoltare la canzone “Man of peace” a lui dedicata e possiamo visionare dei trailer del film “Little Gandhi”.
  • Tra i tanti libri di testimonianza ricordiamo Caro Mondo scritto con l’aiuto della madre da una bambina di 7 anni di nome Bana Alamed. Nel libro troviamo una viva descrizione delle condizioni di vita della popolazione civile nella città di Aleppo durante il conflitto. Il libro inizia con una frase estratta dal diario di Anna Frank “la speranza ci fa rivivere, ci ridona coraggio e forza”.
  • Tra i documentari cinematografici ricordiamo “Alla mia piccola Sama” di Waad Al-Khateab, ambientato nella città di Aleppo e “The cave” di Feras Fayyad che racconta la vita nell’ospedale di Ghouta con ambulatori e sale operatorie interamente sotterranei per resistere ai bombardamenti. Ricordiamo inoltre il film sopra richiamato “Little Gandhi” ispirato alla figura di Ghiyath Matar.

 

La nuova prospettiva di un costituzionalismo mondiale

Il 27 dicembre 2019 , 72° anniversario della Costituzione Italiana, è stato presentato un “appello-proposta per una Costituzione della terra e istituzione di una scuola che la pensi e promuova”.  Come primi firmatari dell’appello compaiono Raniero La Valle, giornalista, Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto, Valerio Onida, ex Presidente della Corte Costituzionale, Adolfo Perez Esquivel , premio Nobel per la pace 1980, Raffaele Nogaro, ex Vescovo di Caserta.

L’appello disegna una nuova prospettiva di lavoro di fronte alle sfide della nostra epoca rappresentate dalla minaccia del riscaldamento globale, dalla crisi delle democrazie, dai fenomeni delle migrazioni, dai conflitti bellici e dalle violazioni dei diritti umani nel mondo.

Non può non citarsi la recente sopraggiunta diffusione dell’epidemia da COVID-19 che ha interpellato i sistemi sanitari e istituzionali e ha toccato le regole e le modalità della convivenza nell’intero pianeta.

Di fronte alle sfide della nostra epoca si alza un appello “perché la storia continui” con un nuovo pensiero da coltivare per fondare le condizioni di una evoluzione della convivenza civile ovunque nel mondo fondata sul rispetto dell’ambiente e dei diritti umani e sull’affermazione di principi di libertà e di solidarietà.

Un nuovo costituzionalismo mondiale non richiederà l’elaborazione e l’approvazione di un nuovo testo scritto e non richiederà l’emersione su scala globale di un ordine politico paragonabile a quello degli Stati ma si svilupperà invece con l’attenta lettura e con una forte affermazione, nell’ambito di un nuovo processo storico,  dei contenuti dei testi già sottoscritti tra i quali la Carta dell’ONU del 1945, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, i due Patti Internazionali del 1966.

In questo scenario non può sottovalutarsi l’inconciliabilità delle affermazioni contenute nei documenti sottoscritti in ambito internazionale per promuovere la pace e la tutela dei diritti umani con la persistenza di un potere di veto riservato ad alcuni Stati all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Un nuovo pensiero e una nuova prassi comune diffusa nello scenario mondiale dovranno necessariamente contribuire a un superamento “de facto” dei poteri di veto all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come “rami secchi”, residui di un’epoca passata e non più rispondenti alle esigenze di crescita e sviluppo della comunità internazionale.

Il nuovo costituzionalismo mondiale dovrà riconoscere il valore del ruolo e delle funzioni degli Stati dovunque nel mondo ma dovrà allo stesso tempo riconoscerne i limiti e la subordinazione a regole e principi comuni emergenti nello scenario globale.

L’affermazione di un nuovo costituzionalismo mondiale potrà basarsi sul substrato di una società civile internazionale animata da una comune visione e da nuove modalità di scambio, di comunicazione e di relazione e potrà  svilupparsi con una nuova rafforzata operatività di una pluralità di soggetti attivi sullo scenario globale quali Organizzazioni Intergovernative presenti nel sistema delle Nazioni Unite e Organizzazioni Non Governative espressioni di un Terzo Settore autonomo e indipendente dai poteri pubblici e radicato nelle comunità territoriali.

 

Riflessioni conclusive

Si prospetta per il futuro una nuova visione dell’azione collettiva sviluppata in una pluralità di dimensioni.

  1. Rimane la rilevanza di un’azione politica di tipo tradizionale tesa a garantire un governo complessivo della collettività ad opera di istituzioni pubbliche dotate di una effettiva legittimazione democratica e incardinate in un modello statuale ormai riconoscibile nel contesto globale. L’assenza dello stato in alcuni contesti nel mondo o la carenza di un governo statuale dotato di effettiva legittimazione rappresentano una patologia e determinano un potere abusivo e/o prevaricazioni e violenze nella vita civile.
  2. La sfera del potere statuale dotato di effettiva legittimazione democratica può espandersi dalla funzione minima di garanzia di esercizio dei diritti di libertà e di soluzione pacifica dei conflitti interni fino allo sviluppo di un welfare con funzioni redistributive e di garanzia di condizioni di vita dignitose per la popolazione. Allo Stato, con le articolazioni dei livelli di governo locale riconosciuti, deve far capo la cura della globalità della sfera degli interessi della popolazione che richiede un livello omogeneo di intervento condotto da istituzioni pubbliche responsabili e riconosciute dall’insieme della popolazione.
  3. La sfera dell’azione statuale, priva della tradizionale prerogativa della “sovranità” a fondamento dell’ esercizio di un potere esclusivo su un popolo e in un territorio delimitato da confini, deve sempre più inquadrarsi in un contesto sovranazionale continentale (per noi l’Unione Europea) e deve sempre più subordinarsi alle determinazioni assunte dall’insieme degli stati nel contesto internazionale.
  4. Emerge nella fase storica attuale l’esigenza di riconoscere la rilevanza di un’azione collettiva spontanea condotta nel cuore della società civile in uno spazio di libertà e in una condizione di autonomia e indipendenza dalle istituzioni. Le nuove espressioni dell’azione collettiva possono manifestarsi in una pluralità di modalità, da quelle più fluide e informali a quelle più strutturate e organizzate nel contesto di un rinnovato terzo settore attivo nei contesti locali e globale.
  5. Una emergente società civile trans-nazionale potrà promuovere un nuovo orientamento del pensiero e delle prassi per l’affermazione di un costituzionalismo mondiale in grado di rispondere alle sfide del nostro tempo e di imprimere un orientamento nuovo al processo storico nella direzione del rispetto dell’ambiente, della tutela dei diritti umani, dell’eliminazione di ogni scenario di conflitto armato.

I processi di evoluzione e cambiamento nei singoli territori e nello scenario globale saranno sempre più riconducibili all’emergere di una rete nuova di relazioni, di scambi e di livelli di azione collettiva in grado di animare dal basso i sistemi istituzionali e di orientarli nella direzione del riconoscimento di un destino comune all’intera umanità e del primato della persona e delle formazioni sociali ovunque nel mondo.

 

Giovanni Lattarulo

(Rosa Bianca, Firenze)

 

 

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