La Chiesa guarisce, se non brucia prima… Ovvero, un Sinodo per diventare foglie guaritrici

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Molti sostengono che il cattolicesimo è destinato ad esaurirsi, tra due o tre generazioni, almeno in Europa. E in effetti molti segni lo fanno pensare. Ma ora papa Francesco ha indetto un sinodo della Chiesa universale, che si svolgerà dal prossimo ottobre fino al 2023 e che “partirà dal basso”: può essere davvero l’occasione per una rigenerazione della Chiesa. 

L’autore è dottorando all’Università politecnica delle Marche; viene dall’Azione cattolica e ha già scritto su c3dem sui temi della democrazia partecipativa.

 

 

“Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. La domanda lucana inquietava i discepoli di Gesù, come anche tutti i credenti nel corso dei secoli. Vorrei partire da questa domanda per riflettere sul prossimo sinodo della Chiesa cattolica, che si dipanerà per tre anni, dal prossimo ottobre sino al 2023 (er le informazioni specifiche, rimando al testo del sito del Vaticano).

La risposta al momento potrebbe essere negativa. Il cattolicesimo è destinato ad esaurirsi, tra due o tre generazioni, almeno in Europa: l’eccesso del consumismo ha inondato di cose superflue le nostre vite e non abbiamo più spazio per l’essenziale; in Europa, è drastico il declino delle vocazioni sacerdotali e religiose; da qualche decennio ragazze e giovani hanno abbandonato la frequentazione eucaristica/ecclesiale oppure non l’hanno mai iniziata (basti pensare alle riflessioni del teologo don Armando Matteo, ma ancora prima a quelle del pastoralista don Tonino Lasconi); diversi battezzati adulti sono delusi perché incontrano un clero che non conosce né ama il Concilio Vaticano II e agogna a un ruolo “socialmente gratificante” che difficilmente tornerà possibile; si diffondono messaggi di un cristianesimo a-storico, che vorrebbe andare a passo di gambero a secoli passati (oso definirlo “cristianismo”, correggetemi se sbaglio); la ripresa delle religioni nella vita dei popoli non necessariamente vuol dire maggior affiatamento con il messaggio di amore oblativo di Gesù!

Ad offrire prove di questo reale scoramento è il prof. Andrea Riccardi che ha pubblicato da poco La Chiesa brucia (Laterza): un testo da leggere in vista del percorso sinodale.

Ma davvero la china è così desolante? Il sinodo indetto da papa Francesco potrebbe aiutare ad offrire una risposta positiva alla domanda di Gesù. Sì, c’è ancora speranza, perché il sinodo è già un modo di rispondere affermativamente alla domanda di Gesù.

Con il sinodo ne andrà della qualità della fede in Gesù per i tempi a venire. A condizione che il sinodo non sia un momento di burocrazia ecclesiastica, ma nemmeno sia un club per i pochi intimi del laicato specializzato, né occasione per saldare vecchi conti in sospeso tra correnti teologiche… Il sinodo deve essere la modalità per esprimere il sensus fidelium, in tempi difficili come i nostri, cercando di ravvivare il cor unum con il proprio vescovo e con il vescovo di Roma. Sapendo che Dio è provvidente, sempre, che non tradisce le sue promesse… E tutti noi dovremmo pregare ed operare per vigilare su questo.

Pur non essendo un ecclesiologo, rimarco come la decisione sia avvenuta da Roma e coinvolga da subito i vescovi di ogni diocesi. È perentorio: si parte dal 17 ottobre in ogni diocesi. Pongo una domanda: il piglio di Francesco è più da Gregorio VII (il papa che avviò una riforma che ha segnato quasi il secondo millennio) che rispondente alla collegialità episcopale dei vescovi cum Petro, emblema del Concilio Vaticano II? Forse sì. Ma la sostanza del gesto papale è ampiamente conciliare, perché si chiede partecipazione reale e consultazione effettiva del popolo di Dio, non solo del clero, o del laicato specializzato in pastorale! “Ma è un Concilio”, ha commentato una mia amica apprendendo la notizia… Forse sì, forse no, ma sicuramente il percorso triennale di discernimento comunitario diocesano, nazionale, universale è qualcosa di inedito, che segnerà dei cambiamenti. Secondo me, i pastori dovranno “sospendere” le attività routinarie, per mettersi in ascolto di ciò che lo Spirito Santo sta dicendo con questa decisione di Francesco.

Parlando con amiche e amici in questi anni, emerge la esigenza di una Chiesa più paritaria, più rispettosa della complementarietà uomo-donna, non solo a parole… Una chiesa “verticale” e non paritaria è intrinsecamente “violenta”, perché non educa al rispetto vero. E comunque è respingente… Per la fase diocesana del percorso triennale, potremmo partire da domande semplici, dirette, come ad esempio queste tre: cosa si sta inceppando nella trasmissione della fede? Cosa permane di vitale e vivace nella nostra esperienza ecclesiale? Se Gesù tornasse a breve, che fede in Lui troverebbe? Il dolore causato dalla pandemia, forse, ci aiuterà ad essere sinceri gli uni con gli altri, approfittando di questa inedita occasione per unire gentilezza con parresìa.

Mi permetto di rimandare lettrici e lettori a due lavori che sono stati ospitati nel 2017 dal sito Tuttavia.eu, a cura del prof. Giuseppe Savagnone, responsabile della pastorale della cultura della diocesi di Palermo. Segnalo la felice combinazione di poter generare percorsi democratici innovativi e percorsi ecclesiali nutrienti e felici (“La democrazia deliberativa: un’opzione contro la post-verità” e “Processi sinodali: ‘A Nuova Tagaste noi facciamo così’”).

Ho iniziato con una citazione apocalittica nel vangelo di Luca. Concludo con una citazione apocalittica… direttamente dall’Apocalisse: “Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 1- 2).

Diventare foglie guaritrici

Il percorso sinodale potrebbe riconfigurare una Chiesa dedita a guarire, servire, nutrire le nazioni, cioè noi umane ed umani violenti e violentati, feriti di rabbia e rabbiosi a nostra volta, senza cuori di carne ma solo di plastica… In questo sono debitore di un pensiero di don Giuseppe Dossetti: ogni grande trasformazione della Chiesa accompagnerà grandi trasformazioni nello spazio pubblico, istituzionale, socio-politico-economico.

Forse il percorso sinodale potrebbe offrire alle nazioni un modello nuovo di vita comunitaria, meno improntato alle guerre e al dominio, e più radicato sulla Shalom, la pace che fa all’amore con la giustizia. Quindi, il percorso ecclesiale triennale potrebbe efficacemente contribuire a riorganizzare gli apparati statuali e sovra statuali del globo secondo i principi della ecologia integrale (vedi Laudato Si’, Fratelli tutti, ma anche Caritas in Veritate di Benedetto XVI e Centesimus Annus di Giovanni Paolo II e Popolorum Progressio di Paolo VI).

Un ultimo auspicio. Sarebbe opportuno che ogni pastore, insieme al Popolo di Dio, preveda dei momenti in cui ascoltare i non credenti, i diversamente credenti, i non più credenti, per avere uno sguardo diverso su chi si è, come comunità ecclesiale… Il magistero ancora pulsante del card. Carlo Maria Martini è lì che ci incoraggia.

 

Giandiego Carastro

Post scriptum

Vorrei approfittare della pazienza di chi legge, per segnalare alcuni libri secondo me utili per la preparazione al percorso sinodale:

Vincenzo Musolino, Eccezione e trascendenza. La Teologia politica di C. Schmitt, (Disoblio edizioni). Consiglio il libro perché fa riflettere sui concetti di “autorità” e “potere”, di “poter istituito” e “potere istituente”, su secolarizzazione e presenza pubblica della Chiesa. Tanto più che tra pochi mesi saranno i 100 anni di Teologia politica di C. Schmitt

Francesca Saffioti, Geofilosofia del mare, Diabasis. Consiglio il libro perché la intellettuale reggina, prematuramente scomparsa, già 15 anni fa delineava il Mediterraneo come dimensione ampia per tornare a pensarsi liberi cittadini in Europa. La Conferenza episcopale italiana ha da qualche anno suggerito la stessa dimensione. Qui vorrei accennare alla figura del prof. don Mauro Fotia che, con gli amici calabresi di Favorite, aveva iniziato a riflettere su questi temi “meridiani/mediterranei” attorno ad una pizza che generosamente ci offriva al rione Monti di Roma.

Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondatori e Susan E. George e Chiara Pignaris, Coltivare partecipazione, La Meridiana. Consiglio i due libri soprattutto ai vescovi ed ai ministri straordinari che saranno nominati perché possono aiutare a di-sognare un percorso sinodale diocesano, nutriente, felice, inclusivo.

Paolo e Vittorio E. Giuntella, Il Gomitolo dell’alleluia, Ave. Consiglio il libro perché sono figlio e genitore. La mediazione familiare un tempo era uno step fondamentale nella trasmissione della fede. Vittorio E. Giuntella e suo figlio Paolo hanno diverse cose da dirci al riguardo.

Vittorio Rapetti, Comunità locale e senso di Chiesa, nella rivista Testimoni nel mondo, n. 1 del 2021. Consiglio questo saggio perché ci viene mostrata una esperienza di partecipazione e corresponsabilità nella propria Chiesa locale, vissuta in prima persona dal professore Rapetti di Acqui Terme.

Alessio Conti, Storia della mia vista, Tau. Consiglio il libro perché conosco l’autore dai tempi del MSAC (il Movimento studenti di Azione cattolica) e perché ho avuto l’onore di presentarlo. Durante il Sinodo chiederemo allo Spirito Santo di aiutarci a ravvivare la nostra fede. Ed Alessio, nonvedente che vede nel profondo, ha molte indicazioni da regalarci…

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