Il ponte, ma non solo. A due mesi dalla tragedia

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Sono passati poco più di due mesi da quel terribile 14 agosto ed è possibile fare un primo bilancio della situazione genovese.

E’ sempre vivo il ricordo delle 43 vittime che nessun provvedimento potrà restituire alla vita.

Gli oltre 600 sfollati stanno in questi giorni recuperando quanto è trasportabile dalle loro case abbandonate, esclusi i mobili, che sarà accantonato in un grande magazzino a ciò predisposto. Tutti hanno trovato una soluzione abitativa almeno provvisoria.

Dopo i primi giorni di grande emergenza la viabilità cittadina, con l’apertura di due nuovi sbocchi (uno era già in via di sistemazione nel giorno del disastro), ha avuto qualche miglioramento all’uscita dell’autostrada a Cornigliano e sulla direttrice ponente–levante. Anche verso l’entroterra (i quartieri e i paesi della Valpocevera) c’è un lieve miglioramento con l’apertura al transito, in doppio senso, della strada in sponda destra del torrente Polcevera. A fronte dell’apertura della comunicazione si scontano le lunghe code dovute al doppio senso di marcia senza possibilità effettiva di sorpasso.

La strada in sponda sinistra è ancora interrotta e quel quartiere, dove ci sono molte attività commerciali, è raggiungibile solo con un lungo giro: comunque molte attività economiche sono di fatto interrotte o parzialmente o totalmente: ne sono state censite 1240 fra grandi, medie, piccole e piccolissime.

Anche il porto è in grande sofferenza e questa è la conseguenza più preoccupante per il futuro della città.

Occorre poi considerare il danno economico, oggi incalcolabile, che questa frattura comporta entro la città, con l’allungamento dei tempi di percorrenza per tutti (casa-lavoro, piccole consegne, trasporto merci, ecc.).

Le autorità cittadine tutte, le rappresentanze politiche di maggioranza e di minoranza, sui discorsi hanno fatto prevalere le azioni e l’interesse comune e questo va riconosciuto; come va riconosciuta da parte del sindaco e del presidente della Regione concretezza ed efficacia nelle decisioni.

Rimangono ancora molti punti interrogativi che la nomina del sindaco quale commissario non ha fatto sparire e tanto meno il decreto per Genova che deve ancora passare all’esame del Parlamento.

Quale ponte sarà ricostruito? Chi pagherà le spese? Come potrà essere rivista tutta la Valpolcevera tenuto conto del piano regolatore in vigore? Occorrerà un nuovo piano regolatore? In questo caso, i tempi?

In teoria Autostrade, tuttora concessionaria, dovrebbe rispondere completamente del manufatto, dalla sua completa demolizione alla sua ricostruzione, ma il decreto prevede solo che possa non essere esclusa dalla demolizione. E’ difficile immaginare che quanto verrà messo in campo d’ora in avanti possa andare esente da discussioni o addirittura conflitti. Purtroppo da parte del ministro Toninelli e dell’intero governo le pregiudiziali ideologiche hanno il sopravvento rispetto agli interessi della città.

Analogo discorso si può fare relativamente al progetto per la Gronda autostradale, che dovrebbe allontanare da Genova il traffico pesante non diretto in città, e allo sblocco dei finanziamenti per il quinto lotto del Terzo Valico. Per il Terzo Valico il ministro si è riservata la valutazione costi-benefici. E’ difficile comprendere quali criteri possano essere usati per questa valutazione se non che questa opera è indispensabile per il futuro di un porto di valenza nazionale e che un lungo buco aperto nella montagna, qualora si sospendessero i lavori, dovrebbe comunque essere richiuso! Occorre comunque evitare  che quest’opera, assolutamente strategica, una volta completata, possa diventare un alibi per non attuare la Gronda, vittima delle ideologie degli attuali governanti (ma a dire il vero già osteggiata dal Pci negli anni settanta), che è assolutamente necessaria per evitare che il traffico pesante non diretto in città sia obbligato a transitare sul viadotto autostradale che l’attraversa.

 

Maria Pia Bozzo

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