Quale pace dopo la guerra

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E’ bene cominciare a ragionare del dopoguerra. Mantenere la fedeltà occidentale, ma cambiarne la politica, puntando alla convivenza tra “mondi” e culture diverse. Per questo serve che l’Europa diventi una federazione con una propria politica estera e di difesa. E’ giusto essere decisamente  dalla parte dell’Ucraina, ma non rompiamo tutti i ponti con la Russia

 

 

 

E’ bene cominciare a ragionare del dopoguerra, perché se la guerra ha provocato tanti problemi, anche la pace di domani avrà i suoi. Cercare di formulare delle idee sulla nostra politica futura non è certo un esercizio inutile: sarebbe importante che l’Italia e il suo governo avessero un orientamento sicuro per affrontare il quadro internazionale che si presenterà.

Innanzitutto, la guerra in Ucraina ha comportato una maggiore unità dei paesi europei, in stretto rapporto con l’America e in un quadro NATO. Ci troviamo così di fatto nel mezzo di un rilancio del ruolo del “mondo occidentale” (da Biden in Polonia chiamato anche “mondo libero”, termine in disuso da molto tempo) in una situazione mondiale dove, oltre la Russia (che con la guerra ha inteso dimostrare di essere ancora una potenza di primo piano), anche altri “mondi” si mostrano sempre più autonomi dall’America e dall’Occidente.

Mondi, quello cinese, quello arabo, quello indiano che contano sempre di più demograficamente, economicamente e militarmente, mondi che stanno diventano di riferimento per tanti paesi (è noto, per esempio, che la maggior parte dei paesi africani ha oggi la Cina come partner principale).

Noi facciamo parte dell’Occidente, che è stata ed è una grande realtà di civiltà e di solidarietà politica, ma l’Occidente non è più la realtà dominante di un tempo e deve pertanto ridefinire i suoi rapporti con il resto del mondo. Penso di non dire niente di stupefacente nel sostenere che la guida americana dell’Occidente (guida assicurata di fatto dalla sua maggiore forza) sia stata negli ultimi decenni particolarmente deludente. L’Afghanistan, l’Iraq, la Siria sono lì a dimostrare degli evidenti insuccessi: l’America, e così l’Occidente, manca di una politica internazionale degna di questo nome e all’altezza dei problemi attuali.

In altre parole, non è certo in discussione la nostra fedeltà occidentale, ma occorre impegnarsi per cambiarne la politica; soprattutto perché non si riveli una politica di chiusura nei confronti degli altri mondi, ma al contrario politica di pacifica convivenza tra mondi diversi. Se l’Occidente pensava un tempo di essere il mondo più civilizzato, modello per gli altri mondi che l’avrebbero seguito, ora invece deve prendere atto che esistono modelli di vita, di cultura, di organizzazione sociale differenti, con cui è necessario coesistere.

Se è necessario impegnarsi maggiormente nella politica internazionale, da cui dipendono larga parte delle nostre condizioni economiche e politiche (come ha dimostrato la guerra in Ucraina) è evidente che l’Italia da sola può fare ben poco; la sua forza reale nel mondo è molto modesta; contano un po’ di più Francia, Germania, Gran Bretagna, ma anche loro sono, al massimo, delle forze “medie”, destinate a contare sempre meno.

Per poter contare nel quadro internazionale occorre dunque che l’Europa diventi una forza politica, una federazione con una propria politica estera e con un proprio esercito (e poi, aggiungiamo, con una propria politica industriale, perché il confronto delle imprese europee con quelle americane e cinesi non tiene). Dunque, un obiettivo chiaro delle forze politiche, almeno quelle di centro sinistra, ma il fronte si può allargare, dovrà essere quello di fare di un forte passo in avanti dell’unificazione europea come orizzonte primario del loro impegno. Anche i tanti discussi aumenti delle spese militari hanno senso se finalizzati a questo rafforzamento europeo, che non deve certo fermarsi alle spese militari, ma sviluppare un processo costitutivo.

Da ultimo una riflessione sull’Ucraina e sulla Russia: l’aggressione di Putin all’Ucraina merita la condanna più esplicita e più pesante da parte di tutta la comunità internazionale. Ma la Russia non è Putin e la Russia è almeno in parte in Europa e con essa dovremo fare i conti e avere rapporti anche domani. E’ giusto essere decisamente e totalmente dalla parte dell’Ucraina, in quanto popolo aggredito, ma non rompiamo tutti i ponti con la Russia, perché domani dovremo ristabilire le migliori relazioni possibili.

Ciò, a mio parere, vale anche per la questione del gas: acquistarne il 45% dalla Russia vuol dire essere dipendenti, ma se l’entità fosse del 10-15% non sarebbe difficile sostituirla in caso di necessità e pertanto essere liberi dalla dipendenza; in altre parole, si può avere rapporti con la Russia senza essere dipendenti.

L’Italia e l’Europa hanno interesse ad avere buoni rapporti con la Russia; non altrettanto l’America. Basta vedere le sanzioni, che hanno ben poco peso negli USA e hanno invece un alto costo per noi. Se avessimo avuto un’Europa politica già realizzata, è probabile che anche gli eventi in Ucraina e l’insieme delle decisioni europee e occidentali avrebbero potuto essere meglio orientate e avere esiti più positivi.

 

Sandro Antoniazzi

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