Olanda: una povera Chiesa in un paese ricco.

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 “” è un libro breve che riporta l’intervista al Cardinale Willem Jacobs Eijk, Arcivescovo di Utrecht e Primate d’Olanda, condotta da un giornalista italiano, Andrea Galli.

A dispetto del titolo che suona ottimistico, leggere “God is Alive in Holland”, un breve libro-intervista al Cardinale Willem Jacobus Eijk, condotta dal giornalista Andrea Galli, è un’esperienza che fa pensare e spesso dolorosa.

Comunque, offre una cauta speranza che, una piccola ma zelante e contagiosa nuova chiesa, possa emergere in Occidente fra le macerie del disordine secolarista dell’ultima metà secolo.

Chiunque è coinvolto nel futuro della fede cattolica nell’Emisfero Nord dovrebbe urgentemente leggere questo libro per imparare dagli errori degli olandesi e riflettere su come ricostruire la “Cristianità”.

All’avanguardia del secolarismo.

Con l’eccezione delle società post-comuniste soggette per decenni alla propaganda ateistica del Marxismo-Leninismo (nella Repubblica Ceca, Estonia, e nelle terre che formavano la Repubblica Democratica Tedesca), forse nessuna Nazione europea è così secolarizzata come l’Olanda. In un’intervista del 2013 alla Radio Vaticana (citata nel libro di Edward Pentin “Il prossimo Papa”, che indica il prelato olandese come uno dei dodici papabili), il Cardinale Eijk ricorda che la proporzione  dei cattolici olandesi che frequentavano la Messa era caduta da una percentuale del 90% negli anni ’50 a meno del 5% una decade fa.

Mentre, nella mia esperienza, molti Cechi sono indifferenti verso la religione, l’atteggiamento dominante olandese verso Dio e la Chiesa è di ostilità. Questo fu chiaramente manifesto durante la visita di Papa Giovanni Paolo II in Olanda nel 1985.Mentre il carisma di Giovanni Paolo II e il suo rispetto e conoscenza delle culture locali suscitava un diffuso entusiasmo persino in paesi con poca popolazione cattolica, come la Grecia, Israele, Giappone, la presenza agli eventi papali era veramente povera in Olanda, una nazione che, come la Germania, era storicamente una società mista di cattolici e protestanti.  In Utrecht, i dimostranti lanciarono uova marce e bombe fumogene contro l’auto del pontefice, cantando “Uccidi il Papa!”. Nello stesso momento una canzone dal titolo “Papa buffone”, derisoria di Giovanni Paolo II, compariva fra le “hit” in Olanda.

Non solo gli Olandesi hanno perso la propria fede nei passati settant’anni; essi hanno anche rappresentato un’avanguardia nel rigettare i tabù sociali, l’etica giudeo-cristiana dalla legislazione. Nel 2001 gli Olandesi divennero la prima nazione nel mondo a legalizzare il matrimonio omosessuale, e un anno dopo i primi a decriminalizzare l’eutanasia.

E al di là dei suoi numerosi visionari pittori, da Rembrandt a Van Gogh, l’Olanda è forse più sinonimo di tolleranza legale per l’uso di cannabis.

 

Che cosa possiamo imparare dall’Olanda.

Dunque, perché l’Olanda attira la nostra attenzione? Dopo tutto, i matrimoni omosessuali sono diventati legali in cinquanta stati (USA) e in buona parte dell’Europa (di recente, la Grecia è diventata la prima tradizionale società Cristiano- Ortodossa a ridefinire il matrimonio). In almeno la metà degli Stati americani la cannabis è permessa; e se il diffondersi del suicidio legalmente assistito è ancora debole, è comunque presente.

Nello stesso tempo, un crescente numero di nazioni latino-americane, il centro demografico del cattolicesimo del XXI secolo, sta legalizzando l’aborto e il matrimonio omosessuale.

E’ precisamente perché gli olandesi sono stati gli apripista nell’adottare un aggressivo secolarismo che noi abbiamo molto da imparare da loro. Molta parte di “God is Alive in Holland” è veramente sgradevole da leggere. L’intervista inizia con il Cardinale Eijk che discute l’assoluta necessità di chiudere delle parrocchie nella sua arcidiocesi. Nello stesso tempo il lettore è introdotto in molte statistiche deprimenti: nel 2016 meno di un terzo degli olandesi professa una religione, con un calo del 43% dal 2002. Fa il 2003 e il 2015, il numero dei cattolici che vanno a Messa sono più che dimezzati, stabilendosi in 186.000 in un paese di 17,5 milioni.  Dei pochi che si dichiarano cattolici, meno della metà battezzano i propri figli.

Poiché la legalizzazione dell’eutanasia e delle “droghe leggere” non è progredita così rapidamente in altre nazioni è lecito leggere l’Olanda col senno di poi. Il Cardinale Eijk segnala come l’accettazione del suicidio volontario assistito (cita un rapporto del 2005 dei dottori olandesi dal quale risulta che solo il 15% si era opposto a realizzare l’eutanasia) costituisca una forte spinta a legalizzare l’eutanasia involontaria di pazienti affetti da demenze o bambini con disabilità.

Contemporaneamente, l’esperienza olandese demolisce ciò che spesso sentiamo dai media circa la legalizzazione della marijuana che bloccherebbe il mercato della droga e che fumare uno spinello è dannoso come bere un bicchiere di chardonnay a pranzo. Il Cardinale Eijk afferma che piuttosto i fumatori di marijuana accrescono la loro tolleranza alla THC e hanno bisogno di qualcosa di più forte, ciò che porta all’esplosione di ecstasy e cristalli di metadone in Olanda. Così i trafficanti messicani di droga spesso si riforniscono in Olanda.

 

Una testimonianza cristiana radicale

E’ facile ammirare la coraggiosa fermezza dei cattolici che rifiutano di rinunciare alla loro fede sotto le torture e il reale pericolo di morte sotto le dittatura comuniste o dalle mani dei radicali islamici nell’attuale Medio Oriente e in una parte dell’ Africa. La storia di vita del cardinale Eijk, comunque, dimostra che essere un fedele cattolico oggi nell’Occidente può essere una specie di martirio sociale.

Nato da una madre cattolica originariamente battista e da un padre diventato rapidamente ateo in un villaggio nei sobborghi di Amsterdam, Eijk studiò medicina negli anni ’70, gli anni in cui un largo numero di olandesi rigettò la propria fede. Data la sua opposizione all’aborto e all’eutanasia, egli fu perseguitato dalla comunità medica e dalla sua stessa classe (ricorda che solo un altro studente medico nel suo corso si era opposto all’aborto), criticato senza mezzi termini dai suoi professori e come fu difficile per lui trovare un impiego come fisico (ottenne, comunque, un posto all’ospedale dell’università). Dato il suo background medico, divenne uno dei maggiori leader del cattolicesimo nel difendere gli insegnamenti della Chiesa sulla bioetica.

Dopo il completamento dei suoi studi medici, Erijk entrò in seminario. Il padre di Erijk, a quel punto il solo genitore rimasto perché la madre era morta di recente di cancro, odiava così tanto la Chiesa che non gli parlò per tre anni e si rifiutò di lasciargli passare le sue vacanze presso la casa di famiglia.

In altre nazioni occidentali, il disprezzo per la fede può non essere così intenso come in Olanda e le statistiche relative alle pratiche religiose non così spaventose, ma esse si muovono, a velocità diverse, nella medesima direzione.

 

Quando il sale perde il suo sapore

Attraverso l’intervista di Galli al Cardinale Erijk, i cattolici di altre parti del mondo possono imparare dagli errori degli olandesi e pensare come ravvivare la fede.

Nello spiegare come il collasso della fede è stato così rapido in Olanda, Eijk descrive come negli anni ’60, la Chiesa era forte come istituzione, ma la fede dei suoi membri fosse debole. In quel tempo, molti giovani frequentavano le scuole cattoliche oppure associazioni atletiche e di scoutismo, ma erano poco catechizzati. Erijk riporta le osservazioni del giovane Karol Wojtyla. Quando il futuro Papa visitò l’Olanda alla fine del 1940, egli ebbe l’impressione che, sebbene la Chiesa fosse veramente forte, si trattava solamente di istituzioni sociali.

Nello stesso tempo, quando la rivoluzione sessuale negli anni ’60 attraversò l’Occidente, la Chiesa olandese ebbe la miopia di accomodare le verità eterne della Scrittura al cambiamento delle norme sociali. Infatti, i vescovi olandesi erano su un fronte di opposizione alla Chiesa di Paolo VI dell’Enciclica Humanae vitae. Erijk cita l’esempio di un catechista francescano che provò a descrivere i miracoli di Gesù usando spiegazioni razionalistiche e materialistiche, una specie di esegesi con lo stile di Thomas Jefferson, così da evitare di essere accusato di superstizione. Quando i cattolici olandesi non insegnano i dogmi della fede appresi dai propri pastori, come possono aspettarsi di riproporre ciò che è impopolare, ma vero.

 

Una fenice cattolica olandese?

“God is Alive in Holland” inizia con una prefazione in cui l’intervistatore Andrea Galli racconta la sua visita a Utrecht. Racconta come era stato difficile trovare una Messa cattolica, dato lo spaventoso numero di chiese chiuse nel paese. Finalmente trovò una Messa in latino alla chiesa di St. Willibrord, che molti considerano la più bella in Olanda. Aspettando la Messa, Galli ammirò lo zelo della dozzina di fedeli in preghiera col loro libro di messa bilingue, alcune donne con i capelli coperti e alcune giovani coppie.

Si può desumere che questo può essere il futuro della Chiesa non solo in Olanda, ma in tutto l’Occidente: un piccolo gruppo di credenti che conservano la fede nei Vangeli. Nella valutazione degli attuali olandesi, Eijk sottolinea che i pochi cattolici che ancora praticano la loro fede sono ortodossi. Sebbene gli olandesi abbiano pochi seminaristi, presentano delle vocazioni forti e sono fedeli a Roma.  Inoltre, la rimozione dell’insegnamento religioso dalle scuole olandesi, ha consentito una migliore qualità e un maggior controllo. Quando i giovani olandesi vengono preparati per il sacramento della Penitenza, della Prima Comunione e della Cresima nelle parrocchie, essi non ricevono una annacquata parodia della fede, come è successo per decadi, ma qualcosa di reale.

Galli chiama la Chiesa in Olanda una “povera Chiesa in un paese ricco”. Infatti, come l’esempio della vicina Germania dimostra, il benessere materiale spesso impoverisce la Chiesa.  Rivolgendo il focus meno sulle questioni di questo mondo, la Chiesa olandese adotta un atteggiamento rivolto a Cristo. Certamente l’arroganza del clero è stata una delle ragioni degli abusi sessuali nel sacerdozio e specialmente nel suo insabbiamento. Il Cardinale Erijk afferma che la nuova Chiesa, materialmente povera, è stata responsabile e compassionevole verso le vittime, e quando una analoga crisi avvenne fra i Testimoni d Jehova, il Ministro olandese della Giustizia guardò alla Chiesa cattolica come a un modello per affrontare questo problema.

Un fattore addizionale promettente sono i cinquecento circa olandesi che si convertono al cristianesimo ogni anno, oltre agli immigrati cattolici, soprattutto dalla Polonia, dal Vietnam e dall’Est. IL Cardinale Erijk sottolinea che, contrariamente alla percezione popolare dell’Olanda come di un califfato in formazione, metà degli immigrati nel paese sono cristiani. Nella Diocesi di Haarlem-Amsterdam gli immigrati sono tre su cinque cattolici.  Mentre molti cattolici in Occidente hanno abbracciato i movimenti nativi popolari, le parole di Erijk sono  un richiamo che l’immigrazione può essere una benedizione, anche per la Chiesa.

La realtà di una Chiesa piccola, ma viva, comunque, può indurre una tentazione di elitismo, di un’istituzione ermetica, che è contraria al messaggio di Gesù di portare la Buona Novella a tutti. Comunque, in una recente intervista cn l’Agenzia polacca di informazione cattolica, il Cardinale ha detto che il futuro della Chiesa sta in  “comunità creative” e che egli è impegnato in un programma di conversione delle chiese in “parrocchie missionarie”, anche se non ha specificato i dettagli.  Se gli Olandesi sono l’avanguardia di un aggressivo secolarismo nel ventesimo secolo, forse possono diventare leader della nuova evangelizzazione nel ventunesimo.

“Godi s Alive in Holland” va oltre gli olandesi e riguarda l’intero triste stato della nostra civilizzazione. Leggerlo può essere istruttivo nell’aiutarci a evitare gli errori degli olandesi e comprendere come ricostruire una cultura cattolica. Nel Cardinale Erijk la Chiesa è molto simile a quella dei primi tre secoli della cristianità: una piccola minoranza, odiata e perseguitata. In ogni caso la fiamma della fede si espande.

Il libro del Cardinale Erijk e di Andrea Galli ci dà una speranza che questo può accadere, ma solo attraverso la nostra coraggiosa testimonianza e mancanza di accomodamento alle effimere, tentatrici distorsioni della verità che incontriamo ogni giorno,

(Il testo è tratto da “The Catholic World Report”, traduzione  a cura di Sandro Antoniazzi)

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