Il Qatar e la Conferenza Internazionale del Lavoro.

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Il Qatar non merita la presidenza della Conferenza dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Riunita a Ginevra dal 5 al 16 giugno, la Conferenza Internazionale del Lavoro (OIL), organo decisionale dell’organizzazione, è stata presieduta quest’anno dal Qatar. Fatto grottesco, secondo diverse organizzazioni sindacali, che denunciano il disprezzo dell’emirato del Golfo per i diritti fondamentali e le norme internazionali del lavoro.

Impossibile non reagire per le organizzazioni sindacali, che seguono i lavori della Conferenza, all’elezione ufficiale fra i 187 paesi membri dell’OIL del ministro del lavoro del Qatar, Ali Ben Samikh Al-Marri.

Pur rivestendo un carattere essenzialmente protocollare, la presidenza della Conferenza dell’OIL – qualificata a volte come il “parlamento mondiale dei lavoratori – è troppo simbolica agli occhi de movimento sindacale per essere assunta da un paese regolarmente additato per le sue inadempienze in materia di diritto del lavoro e dei diritti umani.

“Con 6 convenzioni ratificate su 190, il Qatar figura tra gli ultimi paesi del mondo in termini di copertura delle norme internazionali del lavoro, specialmente delle concezioni fondamentali sulle libertà sindacali e il diritto alla contrattazione collettiva” si legge in un comunicato di parte sindacale.

Le organizzazioni sindacali si offendono per questa presidenza qatariana e chiedono che reali condizioni siano poste a questo paese per il rispetto delle norme e degli standards dell’OIL.

Raggirando le regole tripartite che reggono l’OIL, il Qatar da diversi anni invia a Ginevra degli imprenditori a prendere il posto di rappresentanti dei lavoratori.

Al Congresso di Berlino la Confederazione Europea dei sindacati (CES) aveva già adottato il 26 maggio scorso una risoluzione che denunciava la prospettiva di una presidenza qatariana della Conferenza.

Successivamente anche la Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) e l’Internazionale dei lavoratori dell’edilizia e del legno (IBB) hanno inviato messaggi al direttore generale dell’OIL per manifestare la propria contrarietà, riferendosi ai “rapporti secondo cui la realizzazione delle riforme del lavoro concordate con l’OIL nel 2017 non sono state efficaci”.

Infatti, appare che il Qatar non ha rinunciato alla “kafala”, sistema di “messa sotto tutela” che costringe i lavoratori alla mercè dei loro padroni compresa l’impossibilità di cambiare lavoro.

Il sindacato dell’edilizia e del legno (IBB) direttamente interessato agli abusi del Qatar durante i lavori nei cantieri per la Coppa del Mondo 2022, si spinge oltre: “Eleggere come presidente della Conferenza un rappresentante del governo che ancora oggi rifiuta ciò per cui l’OIL si batte da oltre un secolo costituisce un insulto all’organizzazione. Significa inviare un messaggio di scoraggiamento ai lavoratori”.

Dopo che il Qatar non è più sotto i riflettori della Coppa del Mondo di football, le condizioni di lavoro come le possibilità di accesso degli osservatori si sono drasticamente inasprite.

Alla vigilia della Conferenza è stata organizzata una riunione col ministro del lavoro del governo del Qatar e la CSI per fare il punto sule questioni della libertà sindacale e della realizzazione delle riforme decise nel 2017. Ma, secondo la CSI, occorre “andare più lontano e più velocemente”.

Franco Stella

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