L’esilio di Dio

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Di Paolo Flores d’Arcais, proclamato “Laico dell’anno” dalla Consulta torinese per la laicità delle istituzioni, il quotidiano Repubblica ha pubblicato un estratto del discorso tenuto il 10 marzo a Torino (“La democrazia deve chiedere l’esilio di Dio”). In radicale disaccordo con Habermas, secondo il quale l’argomento Dio deve avere piena legittimità nella discussione pubblica, Flores d’Arcais pone un aut aut: “o l’esilio di Dio dall’intera sfera pubblica o l’irruzione del suo volere sovrano – dettato come sharia o altrimenti decifrato – in ogni fibra della vita associata”. Di qui la sua recisa affermazione che è “inerente alla democrazia l’ostracismo di Dio, della sua parola e dei suoi simboli, da ogni luogo dove protagonista sia il cittadino: scuola compresa”.

A Selma, due giorni prima, l’8 marzo, Obama ha pronunciato un appassionato discorso in commemorazione della storica marcia per i diritti civili organizzata da Martin Luther King in quella cittadina 50 anni fa, nel corso della quale alcuni manifestanti caddero sotto il fuoco della polizia, e lo ha concluso nominando per tre volte il nome di Dio: “Onoriamo –  ha detto  – coloro che hanno camminato, e che ci hanno permesso di correre. Oggi tocca a noi correre, affinché i nostri figli possano spiccare il volo. E non ci stancheremo, perché crediamo nella grandezza di Dio e crediamo nella sacra promessa di questo Paese. Che Dio benedica quei combattenti per la giustizia che ci hanno lasciato, che Dio benedica gli Stati Uniti d’America”.

Possiamo essere critici sugli Stati Uniti, sulla sua democrazia, ma difficilmente possiamo pensare che non si tratti di una democrazia. Ma, al di là di questa ovvia considerazione, Flores sembra non vedere quel che Obama invece vede benissimo: che cioè la fede in Dio è stata, per il movimento dei diritti civili in America, un serbatoio straordinario di coraggio e di tenacia. La benedizione di Dio richiamata da Obama è per coloro che, oggi come ieri, combattono per la giustizia, cioè per l’affermazione di quei diritti. Mettere sullo stesso piano la sharia e la lotta contro le discriminazioni razziali e religiose, come fa Flores d’Arcais, appare storicamente insensato.

Giampiero Forcesi

 

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