20 ottobre 2017
by sammarco
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DALLA PARTE DEL POPOLO O POPULISTA?

20 ottobre 2017

Ci sono oggi, venerdì, due articoli (a parte qualcuno anche a destra) che, pur con parecchia perplessità, difendono lo strappo di Renzi nei confronti della Banca d’Italia: uno è Claudio Cerasa, sul Foglio (“L’ultimo referendum sulla rottamazione”) e l’altro è Massimo Adinolfi su Il Mattino (“Un azzardo che spariglia il gioco dei 5 stelle”). Michele Salvati dice su Il Mulino “Un errore, non un crimine”. Ma ci si chiede che cosa possano fare ora il capo del Governo e il Presidente della Repubblica: “Gentiloni cerca in Bankitalia l’erede di Visco” scrive Fabio Martini su La Stampa; ieri Marzio Breda sul Corriere scriveva: “Evitare il logoramento di Gentiloni la preoccupazione di Mattarella”. La posizione di Renzi è netta e la ribadisce Matteo Orfini in un’intervista a Repubblica: “La sinistra che difende i salotti buoni ci allontana dal sentimento popolare”. Ma gli interventi critici su Renzi e il Pd proseguono: Stefano Folli, “Uno strappo con l’Europa” (e ieri “Una scommessa tutta elettorale pagata con la moneta dell’isolamento”), su Repubblica, e sullo stesso giornale oggi Roberto Perotti (“Prigionieri di due ipocrisie”) e ieri Eugenio Scalfari (“La politica dal neurologo”); sul Corriere della Sera oggi Federico Fubini scrive su “L’importanza del Governatore”, ieri Antonio Polito scriveva “Quei giochi pericolosi in campagna elettorale”.

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18 ottobre 2017
by Forcesi
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LO STRAPPO SU BANKITALIA. “PAOLO, DIMMI CHE NON È VERO”

18 ottobre 2017

Sulla mozione del Pd contro Bankitalia: Francesco Verderami, “Gentiloni tenuto all’oscuro del blitz. Ira di Padoan: Paolo, dimmi che non è vero” (Corriere); Massimo Franco, “Un’offensiva maldestra trasformata in autogol” (Corriere); Francesco Giavazzi, “Uno strappo inutile e dannoso” (Corriere); Massimo Giannini, “Le sassate populiste in campagna elettorale” (Repubblica); Marcello Sorgi, “Le bordate per scaricare le responsabilità su Bankitalia” (La Stampa); Goffredo De Marchis, “Lo strappo di Renzi con Mattarella: ‘Lui e Gentiloni vogliono tenerlo? Lo facciano ma non in mio nome” (Repubblica); Franco Monaco, “La mozione di Bankitalia e le tre tare del renzismo” (Huffington post). ANCORA SUL ROSATELLUM: Michele Salvati, “La confusione politica, conseguenza inevitabile” (Corriere); Paolo Pombeni, “L’enigma di una legge elettorale con scarso consenso” (mentepolitica.it); Salvatore Settis, “Il Rosatellum crea astensionismo” (Il Fatto); Gianfranco Pasquino, “Solo in Italia vogliono vietare le preferenze” (Il Fatto).

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17 ottobre 2017
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SE ORA RENZI CERCA ALLEATI

17 ottobre 2017

Franco Monaco, su Il Fatto, marca la sua distanza (e quella, parrebbe, dei prodiani) dal Veltroni che ha parlato al teatro Eliseo per il decennale del pd (“L’amnesia di Walter, l’ego di Matteo”). E Goffredo De Marchis su Repubblica riferisce: “Prodi si tiene lontano dal Pd. No al convegno europeista che lancerà una lista alleata”. Maria Teresa Meli, sul Corriere, annuncia: “Renzi ora apre a Mdp e Pisapia”.  Ma, su Repubblica, Stefano Folli scrive: “Renzi, com’è difficile trovare alleati dopo gli anni del partito personale”. Piero Fassino lancia un appello in un’intervista a Repubblica: “Basta fuoco amico su di noi”; e Andrea Orlando, in un’intervista al Corriere della Sera, ne lancia uno di segno diverso: “Basta punzecchiature su chi sta a sinistra”. Due interventi di sostegno critico al Pd sono pubblicati sul quotidiano online del Pd, Democratica: Biagio De Giovanni, “Il nuovo Pd è nato e ora è davanti a un bivio storico”; Claudia Mancina, “Un partito necessario ma ancora incompiuto”. LEGGE ELETTORALE: Cesare Mirabelli, intervistato da Il Mattino, dice: “Rosatellum, non c’è forzatura”. Stefano Ceccanti, sul suo blog, annota “Quattro bufale sulla legge elettorale” (aveva già dato la sua lettura della proposta di legge). Dal canto suo, Gaetano Azzariti sul Manifesto scrive: “Tutte le bugie di una legge elettorale”. QUANTO AI SONDAGGI: Ilvo Diamanti, “Destra in pole position” (Repubblica). Roberto Mannheimer, “I cespigli rossi non fioriscono” (Il Giornale). Roberto D’Alimonte, “Larghe intese inevitabili, ma servono Lega e Mdp” (intervista a Libero). Intanto Silvio Berlusconi dice la sua Al Corriere: “C’è un accordo con Salvini: chi ha più voti indica il premier”.

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16 ottobre 2017
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ANCORA SUL DECENNALE DEL PD E SUL ROSATELLUM BIS

16 ottobre 2017

Sulla legge elettorale approvata dalla Camera e sul bilancio dei 10 anni del Pd molto positivo il giudizio di Eugenio Scalfari su Repubblica di domenica, in netto dissenso con l’editoriale di Zagrebelsky del giorno prima (“Ecco perché la legge elettorale non viola la democrazia”). Positivo il giudizio del dem Dario Perrini: “Il vantaggio del Rosatellum è che con il 38% si può governare” (Messaggero.it). Moderatamente positivo quello di Massimo Adinolfi su Il Mattino (“I democratici nell’era proporzionale”). Per Giorgio Tonini, intervistato da Pierluigi Mele per Rai news, “Senza il Pd avremmo avuto un’Italia da incubo”. Mauro Calise, ancora sul Mattino, scrive: “Se l’ultimo partito resta il Pd”. Critico invece Arturo Parisi: “Triste per dov’è finito il Pd, ma testardamente lo voterò, contro alleanze anomale” (intervista a Repubblica). Critica Rosy Bindi: “Noi esclusi per recidere le radici” (intervista al Corriere della Sera). Sul Corriere uno scettico Aldo Cazzullo: “Storia di un partito senza ricambio. Cosa resta dell’album di famiglia dem”. Intervistato da Il Fatto, Emanuele Macaluso è durissimo con la legge elettorale, severo con Renzi, meno con il Pd: “Legge orribile, Renzi ha bruciato Gentiloni, rischio scissione-bis”. Sul Manifesto Massimo Villone critica la riforma: “La sfiducia nella democrazia” e Michele Prospero il Pd: “Un non-partito proiettato alla deriva”. Interessante l’analisi di Giovanni Orsina: “Berlusconi, il ritorno del rottamato” (La Stampa). E Claudio Cerasa spiega “Perché le democrazie sono vittime del proprio successo” (Il Foglio).

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15 ottobre 2017
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PER IL ROSATELLUM SONO TANTE LE STRONCATURE

15 ottobre 2017

Stroncature della legge elettorale approvata alla Camera vengono , nei giornali di sabato 14, da Gustavo Zagrebelsky su Repubblica (“I diseredati della politica”), Gianfranco Pasquino su Il Fatto (“Il budino letale e puzzolente dei soliti cuochi”), Paolo Mieli intervistato da Il Fatto (“Legge criminale fatta solo per ammazzare i 5 stelle”), Massimo Cacciari su La Stampa (“Una legge ignobile per fermare i grillini”), Arturo Parisi intervistato da Il Dubbio (“Col Rosatellum il compleanno del Pd è diventato un funerale”). Un breve giudizio, invece, parzialmente positivo viene da Pierluigi Castagnetti su Facebook, che la considera una necessità. E Claudio Cerasa sposta le accuse sulla classe dirigente (“Grillo e il golpe silenzioso contro lo stato di diritto”). Quanto al decennale del Pd, Franco Monaco, intervistato dal Corriere della Sera, dice: “Cominciò Veltroni a cambiare il progetto. Romano voleva un’altra cosa”. Luca Ricolfi, sul Messaggero, sostiene che “Dopo dieci anni al Pd serve una nuova identità”. Giorgio Tonini ricorda Pietro Scoppola: “Pietro Scoppola e le radici del Partito Democratico”. A Repubblica Matteo Renzi rilascia un’intervista: “Se perde il Ps salta il sistema, coalizione ma senza primarie, il candidato premier sono io”.

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13 ottobre 2017
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LEGGE ELETTORALE E VOTO DI FIDUCIA: SCENARIO AMARO

13 ottobre 2017

Michele Ainis, su Repubblica, elenca i segnali che dicono il basso livello su cui siamo incagliati (“La stanca democrazia”). Sabino Cassese difende la legge elettorale sul Corriere della Sera e dice, comunque, che bisogna provarla (“La ‘prova del budino’ per la legge elettorale”). Marco Olivetti su Avvenire giudica così: “Un passetto avanti (comunque provvisorio)”. Valerio Onida, intervistato dal Corriere della Sera, dice: “Testo costituzionale ma contraddittorio”. Alessandro Campi sul Messaggero indica “Tutti i vantaggi e i limiti del Rosatellum”. Per Mauro Barberis, sul Secolo XIX, “Non è un colpo di stato ma non funzionerà”. Per Ezio Mauro, ieri su Repubblica, è “Un colpo di mano”. In un’intervista a Il Fatto Roberto Saviano dice: “E’ un agguato alla nostra democrazia”. Laura Boldrini, sempre sul Fatto, scrive: “Vi spiego perché ho messo il voto di fiducia”. Per Claudio Cerasa, sul Foglio, “Il vero inciucio è l’Italia del veto”. Per Pierluigi Bersani, con il voto di fiducia, “Gentiloni ha perso tutta la sua credibilità” (intervista a La Stampa). Michele Prospero guarda a Mattarella e sul Manifesto dice: “Quirinale, un distacco che può sembrare indifferenza”. Il quirinalista Marzio Breda ieri aveva scritto: “La copertura del Presidente che temeva i voti segreti” (Corriere della Sera). Nota Mauro Calise: “Il contropiede che sorprende i cinque stelle” (Mattino).

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