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	<title>Costituzione Concilio Cittadinanza</title>
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	<description>Per una rete tra cattolici e democratici</description>
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		<title>“CATTOLICI DEMOCRATICI NELL’ATTUALE STAGIONE POLITICA ED ECCLESIALE”</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 09:05:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ il titolo del Convegno organizzato a Roma presso la Domus Pacis, sabato 26 maggio 2012 Tra gli organizzatori: “Argomenti 2000”-Associazione di amicizia politica; Associazione culturale “Il Borgo” (Parma); Centro culturale  “Francesco Luigi Ferrari” (Modena);  Centro studi politici, economici, sociali “Sen. Antonio Rizzatti” (Gorizia);  “Cittàdell’uomo”. Associazione fondata da Giuseppe Lazzati;  Cristiano Sociali; Rosa Bianca. Scarica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il titolo del Convegno organizzato a <strong>Roma</strong> presso la <strong>Domus Pacis</strong>, sabato <strong>26 maggio</strong> 2012</p>
<p>Tra gli organizzatori: “<strong>Argomenti 2000</strong>”-Associazione di amicizia politica; Associazione culturale “<strong>Il Borgo</strong>” (Parma); Centro culturale  “<strong>Francesco Luigi Ferrari</strong>” (Modena);  Centro studi politici, economici, sociali “<strong>Sen. Antonio Rizzatti</strong>” (Gorizia);  “<strong>Cittàdell’uomo</strong>”. Associazione fondata da Giuseppe Lazzati;  <strong>Cristiano Sociali</strong>; <strong>Rosa Bianca</strong>. Scarica qui il <a href="http://www.c3dem.it/wp/wp-content/uploads/2012/05/PROGRAMMA-del-CONVEGNO1.pdf">PROGRAMMA del CONVEGNO</a></p>
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		<title>Risposta ai miei critici su sussidiarietà e statalismo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 18:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vsam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Guido Formigoni La discussione su statalismo e sussidiarietà continua. Vorrei rassicurare Giorgio Armillei: (http://www.c3dem.it/?p=950) non intendo affatto sminuire le differenze di impostazione che si stanno ampiamente manifestando nell’orizzonte dei cattolici che hanno più o meno in comune il riferimento del centro-sinistra. Anzi, ne sono molto consapevole, mi sembrano differenze cospicue e vorrei proprio riprendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Guido Formigoni</strong></p>
<p>La discussione su statalismo e sussidiarietà continua. Vorrei rassicurare Giorgio Armillei: (<a href="http://www.c3dem.it/?p=950">http://www.c3dem.it/?p=950</a>) non intendo affatto sminuire le differenze di impostazione che si stanno ampiamente manifestando nell’orizzonte dei cattolici che hanno più o meno in comune il riferimento del centro-sinistra. Anzi, ne sono molto consapevole, mi sembrano differenze cospicue e vorrei proprio riprendere e rilanciare il dibattito su di esse, per approfondirlo. Intento più modesto delle mie note (<a href="http://www.c3dem.it/?p=921">http://www.c3dem.it/?p=921</a>) apparse su «Tamtàm democratico» era quello di disinnescare quelli che a me paiono rischiosi paralleli storici. Frutto del tentativo di cercare nel passato quarti di nobiltà, oppure al contrario di creare schematiche immagini negative cui contrapporsi, per giustificare sé stessi. Lasciamo stare Dossetti e De Gasperi, suggerirei quindi. Se volessimo entrare nella discussione storica approfondita sulle loro divergenze reali, infatti, dovremmo fare percorsi un po’ più articolati che non appenderci a una frase di un maestro come Pietro Scoppola (in un libro-intervista che non è certo tra i suoi principali contributi). Beninteso, una fondazione storica della propria analisi della realtà è cruciale, ma comporterebbe appunto una lettura della parabola dell’Occidente – e del nostro  paese in esso, e di Dossetti e De Gasperi nel  cuore del suo processo di sviluppo – che non trascuri alcune dinamiche cruciali di cambiamento.<span id="more-1298"></span>In questo senso non capisco perché Flavio Felice (<a href="http://www.c3dem.it/?p=948">http://www.c3dem.it/?p=948</a>) ci riporti a un dibattito degli anni ’30-’40 per trovarci (a mio parere molto forzatamente) le premesse per affrontare questioni attuali. La mia battuta sul liberismo «spazzato via» dalla crisi degli anni ‘30 – che certo sarebbe da sviluppare in termini storiografici, ma passi come schema di primissima approssimazione – è da lui confermata «a rovescio» quando dice che era stato salvato da minoranze intellettuali: appunto! Era una eresia in controtendenza strutturale, allora, anche nel mondo anglosassone, lo posso ribadire. Per cui l’orizzonte delle scelte e delle contrapposizioni reali era «altro» da quello attuale, piuttosto profondamente distinto. Oggi nessuno proporrebbe di ripristinare l’Iri, che è stato salvato e rilanciato da De Gasperi, non da Dossetti!</p>
<p>In questo senso, suggerirei piuttosto di tornare a leggere come termine di riferimento principale la cruciale crisi del sistema capitalistico degli anni ’70 del Novecento e le vie d’uscita che ne sono state trovate, andando anche al di là dell’abusata categoria della «rivincita del liberismo», che dice solo una parte della realtà. In quel passaggio ci sono state forti scelte «politiche» (statuali, anche se non piacesse ai miei critici), che hanno accompagnato, curvato, amplificato alcune evoluzioni sociali ed economiche reali e «pesanti», tanto da portare a un orizzonte politico-economico complessivo profondamente diverso da quello degli anni ’30-’40. Quello in cui cominciano ad avere senso le differenze tra di noi. Sullo sfondo di quella «grande transizione» vogliamo (e dobbiamo…) discutere di interpretazioni e usi del concetto di sussidiarietà, di finalismo dello Stato, di poliarchia e quant’altro? Facciamolo in modo libero e diretto, radicando nell’evoluzione della storia la nostra discussione, ma evitando di usare in modo rassicurante alcuni spezzoni o personaggi del passato.  In questa linea, ad esempio, provo a porre due temi che vedo trasparire dagli interventi dei miei critici.</p>
<p>Il primo. In conseguenza del loro furore anti-statalista, essi tendono del tutto a scotomizzare la questione della democrazia. Preoccupati che non si voglia sostenere uno Stato che «tutto regola e dirige» si arriva a sostenere una linea che estenua talmente la funzione dello Stato, da trascurarne totalmente l’aspetto di istanza democratica. Di uno Stato che proprio <em>in quanto</em> democratico (cioè espressione dei «molti», non dei pochi privilegiati), è potuto diventare modernamente sociale, cioè caricato della responsabilità di «rimuovere gli ostacoli […] che impediscono il pieno sviluppo della libertà umana» (art. 3 Cost.). Siamo con quelle parole scelte dai nostri padri costituenti <em>oltre</em> il liberalismo, quantunque <em>con</em> e non <em>contro</em> il liberalismo. Questa conquista del costituzionalismo contemporaneo mi pare messa in discussione se torniamo alla visione di uno Stato che si limita a regolare il traffico e assicurare l’ordine pubblico. Il punto a me sembra questo: se la Repubblica ha questo compito lo ha giustamente e solamente per la sua legittimazione democratica. La società si dà in termini democratici le istituzioni per completare il proprio anelito al bene comune. Lo Stato-ordinamento deve esprimere (al meglio, riducendo gli inevitabili limiti) lo Stato-comunità.</p>
<p>Il secondo problema è la finalità che ci proponiamo. Possiamo cioè anche dividerci sui mezzi (lo Stato, il mercato, il terzo settore…), ma cerchiamo almeno di non dimenticarci i fini. E qui dobbiamo prendere sul serio gli squilibri esistenti nel mondo attuale (dopo la svolta trentennale cui sopra alludevamo). Almeno un triplice squilibrio: quello geo-economico tra popoli e paesi in cui impera un fordismo primitivo e popoli e paesi contrassegnati da un post-fordismo esangue, quello tra settore finanziario ed economia reale, quello tra redditi di una élite in qualche modo agganciata a dinamiche finanziarie e redditi da lavoro (sicuro e precario che sia, dato che lo squilibrio tra queste due forme mi appare tutto interno a quello precedente). Ora, possiamo sostenere che sia un obiettivo per qualsiasi forza democratica e riformista del mondo occidentale oggi quello di ridurre contemporaneamente questi squilibri? Abbiamo in mente una società da costruire, in cui le disparità attuali si riducano, in cui ci sia più lavoro buono e ben retribuito, meno instabilità provocata da scorribande finanziarie, più coesione sociale, più diritti e tutele per i lavoratori dei paesi emergenti, meno privilegi di una ristretta fascia di super-manager? Se sì, allora siamo d’accordo. E possiamo cominciare a discutere di come arrivarci, cosa non banale: sarà del tutto ragionevole che si possano confrontare diversi itinerari e diverse priorità, ma almeno avremo in comune un orizzonte finalistico. Se invece mettiamo in discussione l’orizzonte finalistico, mi pare che le cose prendano una piega molto molto diversa.</p>
<p>Ora, vorrei chiedere, non so se nelle nostre divergenze prevalga un problema di fini o di mezzi (o di ambedue). Ma quando leggo alcune delle riflessioni dei miei critici, o molte delle posizioni culturali (e delle successive ricadute programmatico-politiche) che vedo emergere su <em>Landino</em> e dintorni, non riesco a nascondere un mio personale dissenso profondo. Per fare solo qualche esempio, preso dal recente scambio di battute. Nessuno discute che il sistema finanziario sia «uno degli strumenti più potenti con i quali far crescere opportunità e benessere» (Armillei), ma se si aggiunge: «Non spetta solo o primariamente alla politica correggere gli squilibri», il mio assenso si ferma. Non ci rendiamo conto che le dinamiche finanziarie sono altrettanto rischiosamente autodistruttive di quanto sono creatrici? Oppure ci fidiamo della capacità di auto-regolazione di quel mondo, dopo quello che è successo dal 2008 in qua? Un altro esempio: come non «riconoscere la rilevanza delle singole istanze» (Felice) personali, familiari e sociali? Ma se si comincia a sostenere che questo comporta «non attribuire il potere di sintetizzarle all’autorità statale», emerge la domanda: che ci sta a fare la politica democratica? Dire che il bene comune è insito nel finalismo dello Stato non è affatto dire che lo Stato ne abbia il «monopolio», come argomenta Felice, perché mai?</p>
<p>Esemplifichiamo ancora, con un riferimento all’attualità: perché mai i nostri amici di <em>Landino</em> si affannano tanto a sostenere una certa riforma del mercato del lavoro, diversa da altre? Non stanno «sintetizzando», scegliendo, selezionando opzioni forti che interessano la vita dei cittadini? Vedo invece una sorta di rifiuto di assumere questa responsabilità come fortemente connessa alla politica: la riforme sarebbero semplicemente l’adeguamento a una presunta necessità socio-economica. Giustificato con una specie di nuova versione di un’antica illusione cattolica sulla società totalmente capace di autoregolazione: una visione ottocentesca, eccessivamente sospettosa verso la politica e lo Stato. E in questo senso, vedo appannarsi anche (e fatalmente) il  problema della finalità dell’azione sociale e politica in generale. Discutiamo di come le istituzioni statuali si organizzino, del giusto mix tra indirizzo-regolazione-gestione-controllo, e quant’altro. Discutiamo di gerarchie e di opzioni concrete. Scontiamo il «limite» della politica, come presupposto radicale di qualsiasi riformismo: abbiamo interiorizzato profondamente i rischi del pan-politicismo e di ogni illusione di salvare l’umanità per via politica. Ma il problema di ridurre gli squilibri ce lo vogliamo porre? Se interpretiamo invece sussidiarietà e poliarchia come semplici maschere culturalmente raffinate per assecondare una deriva banalmente quanto pregiudizialmente anti-statuale e a-democratica, o addirittura corriva a una sorta di forzata accettazione degli squilibri strutturali delle nostre società post-moderne, ebbene, il dissenso c’è ed è marcato.</p>
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		<title>Informazione religiosa: capire i processi, non ricercare gli scoop</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 16:19:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il gruppo dei “Viandanti”, sul suo sito (http://www.viandanti.org/) del 10 maggio 2012, ha pubblicato un intervento di Raniero La Valle sugli strumenti della comunicazione sociale. La Valle prende spunto dal documento conciliare Inter mirifica, che giudica “giustamente dimenticato”, in quanto “mediocre”, ma che pur contiene “degli spunti di indubbia novità”, come il riconoscimento dell’importanza delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il gruppo dei “Viandanti”, sul suo sito (<a href="http://www.viandanti.org/">http://www.viandanti.org/</a>) del 10 maggio 2012, ha pubblicato un intervento di Raniero La Valle sugli strumenti della comunicazione sociale. La Valle prende spunto dal documento conciliare <em>Inter mirifica, <span id="more-1295"></span></em>che giudica “giustamente dimenticato”, in quanto “mediocre”, ma che pur contiene “degli spunti di indubbia novità”, come il riconoscimento dell’importanza delle “opinioni pubbliche”, le quali vanno informate e rese partecipi di quanto avviene. Anche di quanto avviene nella Chiesa, dice La Valle.</p>
<p>L’informazione religiosa, per La Valle, non dovrebbe puntare agli scoop su qualche missiva vagante in Vaticano, ma dovrebbe cercare di “far capire che cosa veramente nella Chiesa sta avvenendo”. E, “per corrispondere a questo compito l’informazione religiosa dovrebbe calarsi nei processi in atto nella Chiesa e far capire all’opinione pubblica (soprattutto ecclesiale) quali sono le vere alternative che si stanno giocando in questa fase di transizione aperta dal Concilio e in parte chiusa dalla Sede romana, riguardo alla pastorale, alla teologia e alla missione della Chiesa”. La Valle porta due esempi: i lefevriani e la liturgia. Temi di grandissimo rilievo, che la stampa non ha saputo raccontare come doveva (e come ancora potrebbe).</p>
<p>La Valle conclude la sua analisi dicendo che l’informazione religiosa ha ora un compito assai rilevante nella ormai imminente ricorrenza dei 50 anni del concilio Vaticano II, e dell’Anno della fede, voluto da Benedetto XVI. Un compito che ha al suo centro la questione dell’interpretazione stessa del concilio: come continuità o come discontinuità (rottura) o come riforma? Per La Valle, concretamente, i problemi che una informazione religiosa adeguata dovrebbe assumere oggi sono quelli contenuti in questo interrogativo: “quali ‘aggiornamenti’ sono avvenuti sul piano pastorale, dottrinale, liturgico, istituzionale?” nel concilio?</p>
<p>Leggi in: <a href="http://www.viandanti.org/">http://www.viandanti.org/</a>)</p>
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		<title>Chiesa di frontiera.  Alla ricerca del Concilio perduto</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:42:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di “Lettera alla Chiesa fiorentina” “Ci sembra che, soprattutto nel nostro Paese, la Chiesa e i cristiani non abbiano parole per pronunciarsi secondo il Vangelo di fronte ai problemi emergenti. Auspichiamo che i pastori e i cristiani si esprimano con franchezza, in particolare nei riguardi delle ingiustizie e dei rapporti tra chi è debole e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di “Lettera alla Chiesa fiorentina” </em></p>
<p>“Ci sembra che, soprattutto nel nostro Paese, la Chiesa e i cristiani non abbiano parole per pronunciarsi secondo il Vangelo di fronte ai problemi emergenti. <span id="more-1289"></span>Auspichiamo che i pastori e i cristiani si esprimano con franchezza, in particolare nei riguardi delle ingiustizie e dei rapporti tra chi è debole e chi detiene il potere, considerando che la responsabilità dell’annuncio del Vangelo richiede veracità e che il parlare e l’agire della Chiesa deve riconoscere e favorire la libertà e la promozione delle persone”.</p>
<p>E’ questo un brano del documento presentato durante l’incontro “Le crisi nel mondo e nella Chiesa, a 50 anni dal Concilio” (Firenze, 15 maggio, Auditorium Stensen), con <strong>don Pierluigi Di Piazza</strong>, del Centro Balducci (Zugliano &#8211; Ud) e il biblista <strong>Giuseppe Florio,</strong> dal gruppo nato a Firenze, nel 2007, da una lettera inviata al vescovo per manifestare le proprie critiche all’ingerenza della gerarchia nelle questioni politiche e rivendicare l’autonomia dei laici nella sfera temporale.</p>
<p>“Riteniamo necessario, nella Chiesa, &#8211; scrivono ancora i membri del gruppo &#8211; il confronto libero tra le diversità esistenti: la libertà di pensiero deve essere accettata senza emarginazioni, avendo presente che l’obbedienza, in vari casi, non è una virtù. Nella Chiesa locale vorremmo che il ministero della sintesi e della guida da parte del vescovo non prescindesse dall’ascolto delle diverse esperienze. Pensiamo che la libertà di espressione e la presenza di un’opinione pubblica nella Chiesa non comprometterebbe affatto il magistero dei vescovi, i quali comunque dovrebbero accettare di essere discussi quando i loro interventi non trattino di ciò che è essenziale per la fede e la fedeltà al Vangelo”.</p>
<p>Vedi il testo intero in: <a href="http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&amp;id=51630">http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&amp;id=51630</a></p>
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		<title>Coppie di fatto in un vicolo cieco?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vsam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da tempo il Pd sta lavorando a un documento unitario sul tema delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali. Un punto di riferimento è la sentenza n. 138 del 2010 della Corte costituzionale che, all’art. 2, parla di «unione omosessuale cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una vita di coppia, ottenendone il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo il Pd sta lavorando a un documento unitario sul tema delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali. Un punto di riferimento è la sentenza n. 138 del 2010 della Corte costituzionale che, all’art. 2, parla di «unione omosessuale cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una vita di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri». Solo che nel Pd si danno due diverse interpretazioni <span id="more-1287"></span>di questa affarmazione della Corte: l’area cattolica riconosce i diritti gay come diritti individuali e non di coppia né di famiglia, l’anima “laica” punta invece a un riconoscimento a tutto campo, sul modello famigliare. Il dibattito è in corso. A giugno si dovrebbe arrivare a una sintesi unitaria.</p>
<p>Su<strong> Europa </strong>del 16 febbraio 2012, <strong>Stefano Ceccanti</strong> esprime la sua opinione, anticipando  il <em>testo della sua presentazione del libro “Famiglia italiana”, a cura di Claudia Mancina e Mario Ricciardi (Donzelli), che si terrà </em><strong><em>il prossimo 31 maggio, alle 17, al senato, nella sala capitolare presso il chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva</em></strong><strong><em> (</em></strong><strong>oltre a Ceccanti saranno presenti</strong><em> Livia Turco, Massimo Livi Bacci, Nadia Urbinati).</em></p>
<p><em>Per Ceccanti </em>la nostra Costituzione non consente il matrimonio per i gay; si dovrebbe prima passare per una revisione (che egli reputa “altamente improbabile e comunque lunga” della stessa). <em>Ceccanti argomenta la sua tesi in contrasto con un saggio di </em>Giuditta Brunelli, <em>Famiglia e Costituzione: un rapporto in continuo divenire</em>, pubblicato<em> </em>all’interno del volume di Donzelli. E sostiene che, a differenza delle recenti posizioni di Hollande e di Obama (e anche di Cameron), per l’Italia l’obiettivo da perseguire non è quello del matrimonio gay ma quello del “riconoscimento dei diritti di coppie stabilmente conviventi fuori dal matrimonio, comprese quelle formate da persone omosessuali”. Non va preso, dunque, a riferimento l’art. 29 della Costituzione (“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull&#8217;eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell&#8217;unità familiare”), ma l’art. 2 (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l&#8217;adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”).</p>
<p>Vedi in: <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134711/coppie_di_fatto_in_un_vicolo_cieco">http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134711/coppie_di_fatto_in_un_vicolo_cieco</a></p>
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		<title>&#8220;Paolo Emilio Taviani nella cultura politica e nella storia d&#8217;Italia&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:24:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due giornate di studio organizzate dall’Istituto Luigi Sturzo e dall’Università  degli Studi di Genova. Tra i partecipanti, Danilo Veneruso, Piero Barucci, Guido Bodrato, Mario Brutti, Antonio Parisella, Piero Roggi. Ecco il programma del CONVEGNO TAVIANI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due giornate di studio organizzate dall’Istituto Luigi Sturzo e dall’Università  degli Studi di Genova.</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tra i partecipanti, Danilo Veneruso, Piero Barucci, Guido Bodrato, Mario Brutti, Antonio Parisella, Piero Roggi.</span></p>
<p>Ecco il programma del <a href="http://www.c3dem.it/wp/wp-content/uploads/2012/05/CONVEGNO-TAVIANI.pdf">CONVEGNO TAVIANI</a></p>
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		<title>«Cristo è la vite, non il Vaticano». Intervista a suor Gramick sul futuro delle religiose Usa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vsam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Penso che la Lcwr (Leadership Conference of Women Religious) abbia due scelte: sottomettersi al controllo del Vaticano o sciogliere la Lcwr e ricostituirla come organismo privo di legami con il Vaticano. Credo che la prima scelta rappresenterebbe un ripudio dei quarant’anni e più di rinnovamento nei quali le comunità religiose si sono impegnate”. Così risponde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Penso che la Lcwr (Leadership Conference of Women Religious) abbia due scelte: sottomettersi al controllo del Vaticano o sciogliere la Lcwr e ricostituirla come organismo privo di legami con il Vaticano. Credo che la prima scelta rappresenterebbe un ripudio dei quarant’anni e più di rinnovamento nei quali le comunità religiose si sono impegnate”. Così risponde suor Jeannine Gramik, <span id="more-1279"></span>da dieci anni membro della congregazione delle Sisters of Loretto e impegnata con le minoranze sessuali, alle domande di <strong>Ludovica Eugenio</strong> per il periodico <strong>Adista Notizie</strong>. Suor Gramik si riferisce all’esito dell’indagine condotta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha mosso soprattutto due obiezioni concrete alla Conferenza delle Religiose: una sull’omosessualità e una sull’ordinazione femminile. (<a href="http://www.c3dem.it/?p=1139">http://www.c3dem.it/?p=1139</a>)</p>
<p>Il suo parere è netto: non sottomettersi, ma sciogliersi e rifondarsi come associazione di superiori religiose non dipendenti dal Vaticano: “Rifiutare garbatamente di essere dominate da un sistema patriarcale che non comprende la natura comunitaria della Chiesa significherà dimostrare che un cristiano maturo non obbedisce ciecamente agli uomini, ma segue la chiamata di Dio nella preghiera. Tale scelta dirà che non c’è bisogno di persone controllori dell’ortodossia o di inquisizioni. Tale scelta dirà che Cristo, e non il Vaticano, è la vite e noi ne siamo i rami”.</p>
<p>“A mio giudizio &#8211; dice ancora suor Gramik &#8211; la Curia vaticana e papa Benedetto XVI hanno paura del significato dato dal concilio Vaticano II a ciò che significa essere cattolico. Hanno paura della libertà di espressione che esso comporta. Hanno paura di permettere alle voci critiche di essere ascoltate perché alcune di queste voci potrebbero legittimamente portare al cambiamento”.</p>
<p>E aggiunge: “Le suore statunitensi sono pericolose perché forse sono l’ultimo gruppo organizzato a riflettere lo spirito conciliare di ciò che significa veramente essere Chiesa”.</p>
<p>Vedi in: <a href="http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&amp;id=51614">http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&amp;id=51614</a></p>
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		<title>&#8220;Piazza Loggia 38 anni dopo. Un percorso tra storia, memoria, giustizia e politica&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:12:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ il titolo dell’incontro promosso dall&#8217;Associazione &#8220;Città dell&#8217;uomo-Brescia&#8221; martedì 22 maggio nel 38° anniversario della strage di Piazza Loggia. Interverranno Riccardo Montagnoli, Unione giuristi cattolici, avvocato di parte civile nel processo per, Alfredo Bazoli, familiare di una delle vittime e consigliere comunale di Brescia. Introdurrà Michele Busi, presidente dell&#8217;associazione &#8220;Città dell&#8217;uomo- Brescia&#8221;. L&#8217;incontro si terrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il titolo dell’incontro promosso <strong>dall&#8217;Associazione &#8220;Città dell&#8217;uomo-Brescia</strong>&#8221; martedì <span style="text-decoration: underline;">22 maggio</span> <strong>nel 38° anniversario della strage di Piazza Loggia</strong>. Interverranno <strong>Riccardo Montagnoli</strong>, Unione giuristi cattolici, avvocato di parte civile nel processo per, <strong>Alfredo Bazoli</strong>, familiare di una delle vittime e consigliere comunale di Brescia. Introdurrà <strong>Michele Busi</strong>, presidente dell&#8217;associazione &#8220;Città dell&#8217;uomo- Brescia&#8221;.</p>
<p>L&#8217;incontro si terrà a <strong>Brescia</strong> presso <strong>Palazzo San Paolo, in via Tosio 1</strong>, alle ore 18,00.</p>
<p>Ecco la locandina dell&#8217;<a href="http://www.c3dem.it/wp/wp-content/uploads/2012/05/Incontro-di-Brescia.pdf">Incontro di Brescia</a> </p>
<p>Segreteria di &#8220;Città dell&#8217;uomo Brescia&#8221; <a href="mailto:cdu.brescia@gmail.com">cdu.brescia@gmail.com</a></p>
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		<title>I cattolici democratici di Genova per Marco Doria sindaco</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 11:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vsam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la sintesi del documento di un gruppo di cattolici democratici genovesi a sostegno di Marco Doria, candidato sindaco, per il prossimo ballottaggio.  In fondo al testo l&#8217;elenco delle firme   Chi siamo Siamo un gruppo di persone impegnate in varie associazioni culturali, ecclesiali e sociali, appartenenti all’area del cattolicesimo democratico, che si riconoscono nella rete nazionale Costituzione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><em>Pubblichiamo la sintesi del documento di un gruppo di cattolici democratici genovesi a sostegno di Marco Doria, candidato sindaco, per il prossimo ballottaggio.  In fondo al testo l&#8217;elenco delle firme</em></p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>Chi siamo</strong></p>
<p>Siamo un gruppo di persone impegnate in varie associazioni culturali, ecclesiali e sociali, appartenenti all’area del cattolicesimo democratico, che si riconoscono nella rete nazionale <em>Costituzione,</em><em> </em><em>Concilio,</em><em> </em><em>Cittadinanza</em> (<a href="http://www.c3dem.it/">www.c3dem.it</a>). I termini utilizzati per denominare la nostra rete immediatamente esprimono il suo radicamento nei Principi fondamentali della <em>Costituzione</em> repubblicana e nel Magistero del <em>Concilio</em> ecumenico Vaticano II; gli uni e l’altro capaci di armonizzarsi esprimendo, in un’ottica universale, il valore della persona umana quale componente di una società inclusiva che ne favorisca il pieno sviluppo e dunque l’acquisizione di una <em>Cittadinanza</em> compiutamente realizzata. Assumiamo la laicità della politica come asse portante della nostra azione perché convinti che i principi della fede devono tradursi in valori per l&#8217;uomo e per la città e risultare praticabili per tutti, senza nessuna distinzione<span id="more-1237"></span>. In tale prospettiva &#8211; consapevoli del peso decisivo che l&#8217;esito delle prossime elezioni amministrative rivestirà per la definizione di una comunità cittadina realmente a misura d’uomo &#8211; abbiamo deciso di sostenere il candidato sindaco Marco Doria col quale è stato avviato un proficuo confronto.</p>
<p><strong>Città</strong><strong> </strong><strong>produttiva</strong><strong> </strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>solidale.</strong><strong> </strong><strong>Per</strong><strong> </strong><strong>un</strong><strong> </strong><strong>nuovo</strong><strong> </strong><strong>modello</strong><strong> </strong><strong>di</strong><strong> </strong><strong>sviluppo</strong></p>
<p><strong></strong>Concepiamo la solidarietà come stile di vita e come scelta politica e non come iniziativa individuale o di gruppo fatta per apparire o per ricevere onorificenze. Occorre superare la scissione tra solidarietà e sviluppo economico, perché la solidarietà permette di mettere in circolo energie che altrimenti resterebbero inespresse  e rappresenta perciò un motivo originario di crescita economica e umana.</p>
<p>Occorre promuovere un sistema di nuove convenienze finalizzato a <span style="text-decoration: underline;">spostare parte delle risorse finanziarie dei cittadini genovesi, oggi </span><span style="text-decoration: underline;">depositate</span><span style="text-decoration: underline;">nelle</span><span style="text-decoration: underline;">banche,</span><span style="text-decoration: underline;">verso</span><span style="text-decoration: underline;">attività</span><span style="text-decoration: underline;">produttive</span><span style="text-decoration: underline;">  che creino </span><span style="text-decoration: underline;">occupazione.</span></p>
<p>La tradizione dei veti incrociati, dei compartimenti stagni e dell&#8217;autoreferenzialità, che è un male endemico della nostra città, può essere superata se si dimostra che lavorare insieme è utile per tutti. I cittadini devono percepire con chiarezza che i rappresentanti delle loro principali Istituzioni e delle Associazioni  (sindacali, imprenditoriali, del terzo settore) lavorano insieme per lo sviluppo e per il bene comune.</p>
<p><strong>Avviare</strong><strong> </strong><strong>un</strong><strong> </strong><strong>nuovo</strong><strong> </strong><strong>clima</strong><strong> </strong><strong>di</strong><strong> </strong><strong>fiducia</strong><strong> </strong><strong>attraverso</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>partecipazione</strong><strong> </strong><strong>responsabile</strong><strong> </strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>informata</strong><strong> </strong></p>
<p>La storia insegna che la partecipazione spesso si confonde con  l&#8217;organizzazione del consenso, oppure come scelta quando non si sa cosa decidere. Noi invece riteniamo che la partecipazione  debba essere la scelta di chi crede nella ricerca di forme sempre più avanzate di condivisione, di chi crede che in questo modo è possibile promuovere il senso civico dei cittadini. Riteniamo inoltre che nelle scienze sociali esistano consolidate metodologie d&#8217;intervento funzionali allo sviluppo della conoscenza della realtà: una di questa è senz&#8217;altro la <span style="text-decoration: underline;">ricerca-intervento</span> che si dovrà attuare in tutti gli ambiti territoriali. La prima ricerca che proponiamo riguarda <span style="text-decoration: underline;">la vivibilità dei quartieri</span>. I protagonisti della ricerca sono i cittadini che vivono la vita quotidiana dei quartieri. Esiste <span style="text-decoration: underline;">un&#8217;interconnessione diretta tra l&#8217;ambito della riceca sociale e il modo di fare cultura, anzi la ricerca è essa stessa cultura</span>. Per definire  gli scenari di sviluppo del territorio è, quindi, indispensabile partire dai luoghi. Per esempio in  molti quartieri il numero di donne vedove superano i bambini fino alle elementari. Un quartiere solidale, in grado di creare buone relazioni, riesce a coinvolgere queste donne nella definizione di una politica di welfare territoriale. A Voltri abbiamo 962 bambini fino a 10 anni e 1.262 vedove; a Nervi/Quinto 1.672 bambini a fronte di 1.766 vedove. In politica, la solidarietà cui pensiamo deve rappresentare una precisa scelta della Civica Amministrazione che individua i modi e le risorse per renderla accessibile a tutti; contemporaneamente deve creare un clima sociale che stimola comportamenti virtuosi e solidaristici dei cittadini</p>
<p><strong>La</strong><strong> </strong><strong>sfida</strong><strong> </strong><strong>demografica</strong><strong> </strong></p>
<p>I nuovi temi derivanti dalla denatalità e dall’ invecchiamento non possono essere ulteriormente elusi: da una parte, vanno studiate azioni positive atte a favorire l&#8217;investimento sui giovani e sul futuro delle nuove coppie; dall&#8217;altra, il patrimonio culturale ed esperienziale accumulato in anni di lavoro non può cessare con la pensione, vanno cercati canali di comunicazione con le giovani generazioni. Il tema intergenerazionale, nelle sue molteplici dimensioni, deve perciò diventare parte integrante delle politiche del welfare comunale. Gli anziani che vivono soli non necessariamente devono vivere in solitudine, se si crea un tessuto di relazioni e di valorizzazione di ogni esperienza.</p>
<p><strong>Oltre</strong><strong> </strong><strong>il</strong><strong> </strong><strong>7</strong><strong> </strong><strong>maggio</strong></p>
<p>Sui temi dello sviluppo della città, e del programma presentato dal candidato sindaco Marco Doria, vogliamo continure a lavorare e intervenire in modo da stabilire un dialogo con la nuova giunta che si andrà a costituire. La programmazione è infatti un processo basato su uno scambio continuo di relazioni che dovrà durare l&#8217;intero ciclo amministrativo.</p>
<p><em>Primi sostenitori: Salvatore Vento, Andrea Montanari, Maria Pia Bozzo, Giovanni Margarino, Matteo Cosulich, Giancarlo Campora, Piero Longhi, Carlo Carozzo, Luciana D&#8217;Angelo, Pino Rolandi, Vito Capano, Silvestro Reimondo, Piera Filippone, Maria Rosa Filippone, Maria Grazia Marinari, Mara Ghersi, Maria Rosa Zerega, Enrico Sabatini, Filippo Giugni, Carlo Malerba, Chiara Volpato, Paolo Farinella, Roberto Gastaldo, Paola Alpa, Marco Cordero, Franco Giovanni, Elena Maroglio, Giuseppina Pafundi, Carlo Imparato, Anna Maria Massa, Dario Berruto, Maria Pia Cavaliere, Pietro Stagno, Michele Marchesiello, Silvio Benvenuti, Marta Ravaschio, Federico Campanella, Gianfranco Migone, Giorgio Jester, Pietro Lazagna, Clara Innocenti, Domenica Bifoli, Marina Ricci, Maria Pia Porta, Marina Ricci, Emilio Costadura, Maria Maira, Anna Rosa Schiaffino, Ide Lanza, Ilaria Boccardo, Danila Orlando, Marisa Puppo, Marisa Genoni, Maria Clotilde Montarsolo, Graziella Doglioli, Silvia Bergonzoni, Carla Lanza, Maria Carla Italia, Daniela Ardini, Pinuccia Capurro, Virgilio Canepa, Mirio Soso, Carla Olivari, Alessandro Morgante, Sergio Tedeschi,Paolo Veardo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Parte il movimento &#8220;Economia Democratica&#8221;: ecco l&#8217;appello ad iscriversi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 10:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vsam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hanno un obiettivo alto, che potrebbe anche apparire lontano dalla vita concreta di persone e famiglie in crisi, ma in realtà è alla base di tutto: riportare l&#8217;economia nell&#8217;alveo dell&#8217;ordinamento democratico in modo che essa non contrasti con la sicurezza, la libertà e la dignità umana, e sia indirizzata e coordinata ai fini sociali, secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno un obiettivo alto, che potrebbe anche apparire lontano dalla vita concreta di persone e famiglie in crisi, ma in realtà è alla base di tutto: riportare l&#8217;economia nell&#8217;alveo dell&#8217;ordinamento democratico in modo che essa non contrasti con la sicurezza, la libertà e la dignità umana, e sia indirizzata e coordinata ai fini sociali, secondo il disposto dell&#8217;art. 41 della Costituzione. Si chiama movimento per una “<strong>Economia democratica</strong>” ed è un appello promosso dai <strong>Comitati Dossetti per la Costituzione</strong>, <strong>dall&#8217;Associazione per la democrazia costituzionale</strong>, da <strong>Altrapagina</strong>, da <strong>Pace e Diritti</strong> e da altre realtà associative, con un’anima pensante che è il vecchio e sempre attivo giornalista cattolico <strong>Raniero La Valle</strong>, padre ispiratore e promotore. Nella lettera di accompagnamento al <a href="http://www.c3dem.it/wp/wp-content/uploads/2012/05/ECONOMIA-DEMOCRATICA-APPELLO.doc">DOCUMENTO-APPELLO &#8220;ECONOMIA DEMOCRATICA&#8221;</a> La Valle scrive: <span id="more-1250"></span>“L&#8217;attività del movimento comincerà con la promozione di due campagne. La prima, &#8220;salviamo la Grecia&#8221;, è volta a far sì che governi e popoli dell&#8217;Europa non causino e non permettano la rovina della Grecia, ciò  che per l&#8217;Europa equivarrebbe a un matricidio e a una smentita dei suoi ideali fondatori. La seconda, &#8220;salviamo il Parlamento&#8221;, è volta alla difesa dell&#8217;art. 94 della Costituzione che prevede che il governo abbia la fiducia delle Camere e che queste perciò possano  vagliare e correggere le scelte politiche e gli indirizzi economici del governo, contro la riforma costituzionale attualmente in discussione al Senato, secondo la quale sarebbero invece le Camere a dover avere la fiducia del presidente del Consiglio, e non potrebbero opporsi a una legge da lui voluta senza essere sciolte su sua richiesta, mentre la stessa sfiducia potrebbe essere votata solo dal Parlamento in seduta comune, ciò che vanificherebbe i poteri di controllo propri della democrazia rappresentativa.</p>
<p>Chi condivida queste finalità e intenda associarsi al movimento di &#8220;Economia democratica&#8221; potrà farlo secondo le indicazioni contenute nell&#8217;appello accluso.”</p>
<p>Temi interessanti e questioni complicate, ma su cui sarebbe importante già aprire un dibattito e confrontarsi sule idee di fondo e sulle opzioni pratiche. E lo spazio di questo portale potrebbe essere utile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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